Politiche, la nota di Achille Benigni (FiD)

29 gennaio 2013

Da potenziale disertore delle urne a candidato. Achille Benigni, 45enne avvocato civilista e tributarista, docente di Diritto Tributario presso l’Università di Salerno, è il volto nuovo della politica. Candidato numero 3 alla Camera dei Deputati con il movimento ‘Fare- per fermare il declino’ Benigni è stato convinto dalla bontà del progetto del giornalista economico Oscar Giannino, dalla concretezza delle proposte e dal senso di dovere per le future generazioni. Su facebook ha già raccolto i consensi di amici e sostenitori che lo hanno incoraggiato a impegnarsi fattivamente per l’Irpinia. “Se i miei figli mi contesteranno di aver lasciato un Paese in rovina- esordisce l’avvocato Achille Benigni- almeno potrò dire che ho provato a fermare il declino, ho dato il mio contributo e non per una forma di espiazione ma per alto senso di responsabilità verso chi verrà”.

Achille Benigni sostiene: “La questione delle liberalizzazioni va affrontata sotto due profili o se si preferisce da due prospettive. Una è quella dei lavoratori dipendenti ed un’altra è quella dei consumatori che fruiscono dei beni e servizi prodotti dalle imprese. Conviene esaminarle separatamente. Dal punto di vista dei consumatori non c’è dubbio che un mercato liberalizzato sia un vantaggio. La concorrenza (se è vera concorrenza e non oligopolio) garantisce servizi migliori e tariffe più basse. Bisogna inoltre tener presente che i lavoratori dipendenti sono a loro volta consumatori, quindi, soprattutto se a basso reddito, sono i primi ad avvantaggiarsi di un mercato liberalizzato. A questo bisogna aggiungere che la proprietà pubblica è spesso fonte di inefficienza e di corruzione. Guardiamo ora la situazione dal punto di vista dei lavoratori. Il punto è che qualsiasi confronto tra lavoratori privati e pubblici in Italia è impossibile per la semplice, banale considerazione che lo status dei dipendenti pubblici attribuisce a questi ultimi una serie di privilegi (non ultimo quello della sostanziale immunità dai licenziamenti), che i secondi non hanno. Il problema del taglio degli organici è invece legato alla congiuntura economica. Se il paese tornasse a crescere molte imprese non avrebbero alcun bisogno di licenziare (nessun imprenditore per quanto ne sappia è contento di licenziare dipendenti). In ogni caso anche su questo tema noi proponiamo delle misure concrete che pongono al centro dell’attenzione il lavoratore e non l’impresa. Il vero problema del lavoro privato in Italia è quello dei salari che sono tra i più bassi di Europa. Su quello si potrebbe e dovrebbe fare qualcosa, a cominciare dalla riduzione del cuneo fiscale che tutti invocano, ma nessuno attua”.