VIDEO/ Pino Scotto ad Irpinianews: “Esiste ancora il rock’n roll?”

4 marzo 2016

“Io ho scaricato camion per trentacinque anni in fabbrica per non andare a vendermi il culo come tanti altri musicisti”.

Questo è uno dei mantra di Pino Scotto,  cantautore e conduttore televisivo italiano che è diventato ormai un cult per i social network. E’  conosciuto per aver militato nei Vanadium, per la sua carriera solista e per essere stato il cantante e frontman dei Fire Trails e dei Pulsar. Parallelamente alla sua carriera musicale, è noto per le sue opinioni su Rock Tv  (spesso condite da un turpiloqui, da linguaggio colorito ed esplicito) con cui Scotto si scaglia contro la società, la politica, il mondo dello spettacolo e l’industria musicale italiana, rivolgendosi a tutti gli artisti di qualsiasi genere musicale. Le sue invettive contro programmi televisivi come “Il Grande Fratello”, Amici di Maria De Filippi”, “X Factor”, contro i politici italiani e la pop music del bel Paese, hanno raccolto migliaia e migliaia di visualizzazioni su youtube facendolo diventare un trend topic. Lo abbiamo intervistato per conoscere i suoi ultimi progetti con pillole sulla situazione generale della musica internazionale ed italiana.

Pino Scotto & Rocky Horror. Di cosa parla il nuovo pezzo “Via di Qua”?

“Parla di un giovane in cerca della propria strada. Questa è una canzone di beneficenza scritta per Rainbow Projects (disponibile sulle maggiori piattaforme digitali, ndr) a cui hanno preso parte: Omar Pedrini (ex Timoria), Bunna e Madaski (Africa unite), Terron Fabio (Sud Sound System), Trevor e Tommy Talamanca (Sadist), Andrea rock (Virgin radio e Rezophonic), Andy (Bluvertigo), Pier Gonella (Necrodeath), Skandi (Vallanzaska), Ivano Grieco (Krikka Reggae). Nel video sono presenti anche: Davide Moscardelli (u.s. Lecce), Nuzzo di Biase (Quelli che il calcio), Cisco (Le Iene), Vittoria Hyde (Virgin Radio), Michele “wad” Caporosso (Radio Deejay), Daniele Selvitella (Radio 105 network), Stefano Agliati (Rock tv), Betty Style, Giorgia Gueglio (Mastercastle), Manuel Tataranno ed Enzo russo (Krikka Reggae) & more…”

Cos’è Rainbow Projects?

“È un progetto umanitario portato avanti da me e dalla dott.sa Caterina Vetro, con l’aiuto di tanti amici, a favore dei bambini di Guatemala, Belize e non solo. Ricordate gente: “I bambini non si toccano!”.

Pino, tante collaborazioni nella tua carriera, spesso all’insegna della solidarietà…

“Sicuramente. Quella coi Rocky Horror ad esempio è nata quando ho partecipato al loro singolo/video “Lo spazio che ti spetta” ed è poi sfociata in questo side project ed attualmente siamo in tour assieme. Fa piacere riuscire a rimanere sempre uniti, artisticamente e umanamente.”

Pino, ecco un po’ di domande a bruciapelo per te. Qual è il testamento spirituale di Lemmy, leader dei Motorhead recentemente scomparso, per il Rock ‘n’ Roll?

“L’ho conosciuto nell’85 quando i Vanadium hanno fatto un tour con i Motorhead. Voleva morire sul palco dove è sempre vissuto. I suoi funerali sono stati uno spettacolo rock’n roll, c’era tantissima gente. Non mi aspettavo tutto questo clamore che è arrivato non solo da artisti metal: Lemmy era il boss di tutti per dignità, coerenza e per non essersi mai venduto. Il testamento spirituale potrebbe essere: ‘Vivi da uomo libero, nella tua arte e nella vita… così avrai già vinto!”

Da poco ci ha lasciato anche David Bowie. Hai ascoltato il suo l’ultimo album? Se sì, cosa ne pensi?

“Ho ascoltato un paio di brani ed ho sentito la disperazione di un uomo che sa che sta per morire. Nel contempo il suo impegno nel voler lasciare qualcosa ai posteri. Aveva un anno in meno di Lemmy. Il 2015 è stato un anno devastante per la storia del rock. Se ne sono andati due grandi artisti che hanno reso grande questo genere musicale”.

Il Rock italiano è alla deriva?

“Perché esiste il Rock in Italia?”

C’è un sottobosco di giovani e bravi autori, irpini e non solo, che provano a farsi largo nella musica. C’è ancora speranza per loro?

“Girando per concerti ho sentito un sacco di artisti che spaccano, ma le possibilità di emergere in questo sistema sono davvero poche. Prima le band importanti facevano album che ascoltavi per un anno intero, ora a stento fanno una canzone interessante. Abbiamo dei vocalist fantastici in Italia, riprendiamoci la libertà nell’arte. Un Paese senza arte è un Paese morto.”