“Donare sangue, un gesto anonimo e gratuito che salva vite e aiuta la ricerca”

“Donare sangue, un gesto anonimo e gratuito che salva vite e aiuta la ricerca”

1 febbraio 2016

Perché donare sangue?

Le motivazione le forniscono due medici del centro di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale del Moscati di Avellino, il direttore Silvestro Volpe e il dottor Antonio Bottone. Proprio da quest’ultimo arriva l’appello più profondo per una riflessione sul tema.

“Quando si dona sangue – dichiara ad IrpiniaNews – si fa un gesto totalmente anonimo e gratuito che va ad aiutare una persona sconosciuta e che ne ha bisogno, e non è detto che quel sangue poi possa servire proprio a te stesso. Il sangue è un bene non producibile dall’industria e si ottiene solo dai gesti dei volontari, ma donare sangue è anche l’occasione per un controllo, essere un donatore significa vantare buona salute, in più aiuta la ricerca dei gruppi sanguini rari”.

“Le limitazioni continua il dottor Volpesono le seguenti: l’età tra i 18 e i 60 anni, il peso sopra i cinquanta chili e ovviamente una buona pressione, poi ci sono delle limitazioni che riguardano il sesso, in quanto in un anno le donne possono donare due volte, mentre gli uomini quattro, ovvero ogni tre mesi. Per quanto riguarda l’agopuntura e il tatuaggio, chi ne ha uno può donare, però ci sono delle restrizioni, ad esempio se si ha fatto uso o meno di cortisone. I rischi invece sono praticamente nulli, al massimo un leggero svenimento”.

silvestro volpe

Dott. Silvestro Volpe

Che necessità di sangue e piastrine ha l’ospedale Moscati di Avellino?

“Purtroppo abbiamo subito una grossa limitazione dal 1 luglio 2015, perché un gruppo molto forte in Irpinia, il gruppo Frates, contribuiva, fino a quella data, con il 25% del sangue lavorato presso l’ospedale Moscati. Noi raccogliamo 14mila sacche all’anno, ovvero la quantità di sangue di cui necessitiamo senza considerare gli interventi chirurgici e le emergenze. Ultimamente è partito un riassetto organizzativo su tutto il territorio nazionale e la Campania è ultima in dirittura d’arrivo, per cui per le donazioni al di fuori del centro trasfusionale, e quindi nelle sedi della Frates, è necessario avere l’accreditamento. Per problemi interni la stessa Frates è rimasta fuori a questi parametri, dal 31 dicembre del 2014 è stata esclusa, ma è finita nel decreto Milleproroghe e ha potuto operare fino alla fine di giugno del 2015, specialmente nelle zone di Montella e Montefalcione. Montella, particolarmente, ha contribuito per circa mille sacche annue, per cui un quantitativo molto grande. Dal 1 luglio non hanno più potuto effettuare queste donazioni, mandandoci in grossa carenza.

Il nostro supporto va anche alla clinica Montevergine, al Malzoni, alla clinica Santa Rita, a Solofra e anche a Villa Esther. Senza il sangue della Frates abbiamo dovuto attingere dall’Avis. La autoemoteche che vediamo per strada per la raccolta del sangue sono oggetto di ispezioni e certificazioni dalla Regione Campania, ma sono anche autorizzate dai centri trasfusionali. L’Avis è quella assicurata con noi, per cui donare il sangue presso queste autoemoteche è totalmente sicuro.”

Che percorso viene praticato per il sangue donato?

“Il sangue donato viene frazionato in globuli rossi, plasma e in piastrine. Senza congelamento il sangue ha una data di scadenza di quarantadue giorni, le piastrine invece appena cinque giorni, mentre il plasma, una volta congelato, dura almeno due anni. Il problema però è ottenere plasma di qualità, in quanto lo stesso va congelato rapidamente, entro sei ore e con macchinari appositi. Il plasma viene poi utilizzato, oltre che dai chirurghi, anche dall’industria certificata, che ne estrae gli anticorpi, l’albumina e i fattori della coagulazione.

Il nostro centro trasfusionale è di altissimo livello, il primo ad aver ottenuto l’accreditamento e tra i pochi ad averlo ottenuto. Le donazioni sono organizzate in dipartimenti, Avellino fa parte di Campania Nord ed è l’officina di lavorazione, perciò il sangue delle provincie viene centralizzato qui e possiamo quantificare con 40mila sacche annue presso la nostra struttura, sacche che poi vanno restituite dopo la lavorazione. Caserta invece è il centro adibito alla virologia, ovvero alla verifica della sicurezza del sangue stesso.”

Che dati ci sono in Irpinia sui donatori di sangue, sono dati soddisfacenti o occorrono altri donatori?

“Circa quattro/cinque mila donatori annui, di cui un quarto proveniente dalle zone limitrofe. Il sangue donato soddisfa le esigenze dei nostri reparti, ma l’obiettivo è quello di dare contributo alla regione, perché magari qualche altro centro può andare in difficoltà. La grande necessità è quella di piastrine e plasma, utili per le leucemie e per i trapianti di midollo, altrimenti non fattibili.

Noi andiamo in criticità per esempio nei mesi estivi, la gente è solita andare in vacanza ma le malattie no, quindi sarebbe meglio donare prima e poi partire. Altra carenza è relativa al gruppo sanguigno di tipo zero. In virtù del giubileo e in seguito agli attentati, sul territorio nazionale si è organizzata una raccolta di sangue zero positivo e negativo per le maxi emergenze, perciò ci è stato chiesto di aumentare la scorta minima, che di norma è di trenta sacche di zero positivo e di cinque di zero negativo, ma nei periodi di crisi andiamo spesso ad attingere a questa scorta. Ora ci chiedono di incrementare di altre venti di zero positivo e di cinque di zero negativo.

Inoltre abbiamo anche attivato la ricerca dei gruppi sanguigni rari, con l’intento di creare una banca dei gruppi sanguigni rari congelati. C’è un paziente avellinese che ha un gruppo sanguigno rarissimo, ovvero il Fenotipo Bombay (di cui dubitavo della stessa esistenza) che può ricevere soltanto dallo stesso tipo di gruppo sanguigno.

Siamo attivi infine anche per i trapianti di cellule staminali e per la criobanca, con il congelamento delle cellule staminali in azoto liquido, che soddisfa anche la procreazione assistita, per un progetto finanziato dal Ministero della Salute, dall’ISS e dal Centro Nazionale Trapianti. L’intento è quello di dare supporto a tutta la regione – e anche fuori – per la prevenzione della fertilità delle giovani donne che subiscono le chemioterapie. Dopo la chemio la donna diventa sterile, per questo è necessaria la prevenzione per garantirle la possibilità di aver un figlio, ma non solo, perché ne migliora la qualità della vita stessa, evitando ad esempio l’osteoporosi”.