Pdl, verso i congressi: le norme scritte da Alfano

13 dicembre 2011

Il nuovo corso immaginato da Angelino Alfano per il Popolo della Libertà, mieterà le prime vittime a tutti i livelli. E’ stato pubblicato sul sito online del partito il disciplinare per la presentazione delle candidature a coordinatori e vicari: dai regionali fino ad arrivare ai cittadini. In alcune province i congressi si faranno entro fine anno, ad Avellino con ogni probabilità verso fine gennaio. Già un primo segnale di rinnovamento e no a doppi incarichi. Se per esprimere la preferenza al congresso vigerà il motto “una testa un voto”, escludendo quindi pacchetti deleghe, per coloro che saranno intenzionati a rappresentare il partito dovranno necessariamente attenersi al regolamento inviato con una lettera di 4 pagine a tutti i dirigenti pidiellini nel segno “una carica, una poltrona”. La parola d’ordine è più radicamento sul territorio e trasparenza. EUna mossa che ha mandato in fibrillazione coloro che già ipotizzavano una candidatura ed ora con il nuovo regolamento dovranno fare una scelta. Tant’è che l’ufficio stampa di via dell’Umiltà è intervenuto con una nota per precisare che “non è mai esistita alcuna causa di incompatibilità con il ruolo di coordinatori regionali, provinciali e comunali per chi riveste la carica di parlamentare”. Il regolamento, messo a punto da Alfano e renderà obbligatoria la scelta tra ruolo di governo sul territorio e cariche elettive. Questa impostazione costringerà molti big del partito a optare tra la guida del partito a livello locale e incarichi di rappresentanza locale e nazionale. L’articolo 1 stabilisce l’incompatibilità tra la carica di coordinatore regionale (o vice vicario) e quella di responsabile nazionale di settore; presidente di Consulta nazionale; coordinatore (o vice vicario) provinciale o di grandi città. Così come nessun coordinatore (o vice vicario) provinciale o cittadino non potrà essere anche coordinatore regionale, responsabile nazionale di settore e presidente della Consulta nazionale. In particolare, (ex articolo 2) i coordinatori e vice regionali non potranno sedere al governo, diventare presidenti di Regione e Provincia, o sindaci di Comuni capoluogo o comunque con più di 15 mila abitanti, assessori regionali, provinciali e di comune capoluogo, capigruppo regionali, presidenti di assemblea regionale. Non solo: per il coordinatore (e vice vicario) provinciale e cittadino sarà preclusa la poltrona di capogruppo provinciale o comunale. Tra le novità, spicca la norma dell’articolo 3 che impedisce ai coordinatori regionali, provinciali o cittadini (compresi i vice vicari) di essere dipendenti del Pdl e di sedere nei consigli di amministrazione di società o aziende a partecipazione statale, regionale, provinciale e comunale. Giro di vite anche per la candidatura alle elezioni di parlamentari e consiglieri. I coordinatori provinciali o delle grandi città (e i vice) «che vogliono candidarsi a qualsiasi livello (fatti salvi i Comuni sotto i 15mila abitanti) devono sospendersi da loro incarico almeno sei mesi prima della scadenza dell’organo al quale intendono candidarsi». Nel caso di voto anticipato, la scelta dovrà avvenire entro sette giorni dallo scioglimento dell’assemblea alla quale intendono proporre la loro candidatura. All’apertura dei lavori del Congresso il candidato alla carica di coordinatore o vice provinciale e di grandi città presenterà all’Ufficio di presidenza una dichiarazione «con la quale conferma di essere a conoscenza delle cause di incompatibilità (ex articoli 2 e 3), e certifica l’assenza o l’esistenza di alcuna fra di loro”.