Pd – Franco Vittoria ricorda Don Peppino Diana

17 marzo 2010

Il 19 marzo ricade il 16° anniversario della morte di Don Peppino Diana. Franco Vittoria, candidato alla Regione nella lista Pd, terrà in quella giornata una conferenza stampa ad Avellino (ore 12 bar Frap’s), in cui illustrerà insieme a Rosa Calipari, la proposta di legge regionale sul tema: “Misure di contrasto alla criminalità organizzata”.

Il ricordo di Franco Vittoria sulla morte di Don Peppino.
“Per amore del mio popolo non tacerò”. Quanto è attuale il documento diffuso a natale del 1991 in tutte le chiese di Casal di Principe e della zona aversana da don Peppino Diana e dai parroci della forania di Casal di Principe. Venerdì 19 marzo ricade il sedicesimo anniversario dell’assassinio di quell’eroe che aveva compreso come sconfiggere il peggiore dei mali che affligge tutt’oggi la nostra regione.
Ho un ricordo dell’assassinio di Don Peppino Diana. Era il 19 marzo del 1994 e l’eco dell’omicidio di chiaro stampo camorristico arrivò subito a Marcianise. Ebbi la stessa amara sensazione che avevo già provato quando appresi la notizia delle stragi che provocarono la morte dei giudici Falcone e Borsellino. Allora, a dispetto dei dubbi insinuati ai giorni nostri, noi eravamo pienamente convinti del fatto che quel giovane prete era stato assassinato per la sua battaglia contro la cultura mafiosa dei casalesi.
Don Peppino fu ucciso alle 7.30 di mattina all’interno della sagrestia della chiesa San Nicola di Bari a Casal di Principe, due killer del clan De Falco lo freddarono con due colpi alla testa, uno in faccia ed uno alla mano. Ricordo che fu organizzata una grossa manifestazione a Casal di Principe in occasione dei funerali. Ricordo centinaia di ragazzi scout (Don Peppino era una guida dell’Agesci) che inondarono la cittadina casertana con le loro camicie azzurre e i pantaloni corti. C’erano molte personalità civili e militari e la chiesa locale al completo: il vescovo di Caserta Raffaele Nogaro, il vescovo di Aversa e quello di Acerra Antonio Riboldi. Sfilarono per tutta la città, senza bandiere. Mentre sfilava il corteo, dai balconi delle case si srotolavano lenzuoli bianchi. Quando si passava davanti alle case dei boss il gruppo dei manifestanti si fermava e urlava tutto il proprio dolore.
La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità,non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi. Un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini. Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili.
Ripartendo dalla lezione di Don Peppino Diana”.