Pd, Fassino ‘benedice’ la rottura con De Mita

29 luglio 2008

Avellino – No alle antiche liturgie. Sì ad una nuova politica fatta di credibilità ed affidabilità. Il Pd irpino non va in vacanza e dalla sala convegni del Viva Hotel rilancia la sfida del rinnovamento. Al tavolo il sindaco di Avellino, Pino Galasso, l’ex presidente della Provincia, Alberta De Simone, il coordinatore provinciale Franco Vittoria, il suo vice Gerardo Adiglietti, il sen. Enzo De Luca e l’on. Piero Fassino. La parola d’ordine è una: cambiare. Cambiare l’Irpinia. Cambiare le storture legate alle logiche clientelari. Cambiare gli orientamenti che fanno leva sugli egoismi sociali e territoriali. Il sogno si chiama Pd: “un partito che parla più dei problemi e delle prospettive del Paese che non di se stesso”. Ma proprio per questo la sfida diventa più importante ed impegnativa sul piano locale. In quell’Irpinia dove ventuno giorni fa è stato commesso un “omicidio politico”, sentenzia Galasso. Dove la gestione del potere è ancora un ‘fatto personale’. Ma dove, fa eco De Luca, è ancora possibile sperare. “Il compito del Partito Democratico è quello di restituire alla politica serietà ed affidabilità – esordisce l’on. Fassino -. Contro le ‘doppie verità’ di Berlusconi e della destra (che hanno indebolito la politica, rendendo meno governabile il Paese) è necessario imporre un nuovo modello di democrazia: forte, in grado di aggredire i problemi e di dare risposte ai cittadini”. Risposte vere e non presunte. “Forse il degrado della politica e delle sue parole – aggiunge – sta proprio nell’agire pensando di essere soli e nel pensare solo a se stessi”. Il caso giustizia tra tutti. “Berlusconi ha fatto della sicurezza la bandiera della sua campagna elettorale. Ma invece di occuparsi della giustizia dei cittadini, ha pensato bene di interessarsi della giustizia di un cittadino solo”. E ancora. “Toglieremo le mani dello Stato dalle tasche degli italiani, proclamava qualche mese fa. Oggi la verità è un’altra, la pressione fiscale persisterà almeno per altri tre anni. Buona prova dell’enorme divaricazione tra messaggio elettorale e agire politico”. Il segreto è tutto lì. “Nonostante il centrodestra non abbia nessun progetto per il Paese, gli dobbiamo riconoscere una invidiabile abilità comunicativa, che rende credibile l’incredibile. In un curioso gioco degli specchi ha disatteso molte delle speranze della gente”. Insomma un Paese profondamente colpito dal degrado del linguaggio politico, in Italia come in Irpinia. Franco Vittoria va dritto al punto. “La nostra sfida è quella di costruire un’alleanza riformista e non di centrosinistra. Non ci sarà dialogo con chi avrà un’idea diversa di democrazia. Non si può far spazio a tutti”. In poche parole. “Non possiamo costruire un’intesa con i popolari di destra. Non sono degni di avere cittadinanza in questa provincia”. E il caso Alto Calore parla da sé. “Il Presidente uscente ha dimostrato di essere legato più alla poltrona che alla politica”. “Basta con gestioni clientelari. L’Irpinia deve tornare libera”. Sulla stessa linea Alberta De Simone. “Contro la logica padronale, il Pd risponde con la logica democratica”. “Chi ha sottoscritto un patto con il centrodestra per sfiduciare l’amministrazione provinciale non può sedere al tavolo del centrosinistra. È un fatto di umana decenza”. Così come la concezione della politica. “Fassino ha rinunciato ad un posto ‘in prima fila’ pur di abbracciare il progetto del nuovo partito. Qualcun altro (Ciriaco De Mita, ndr) ha provocato un vero e proprio terremoto”. “Le ambiguità non sono ammesse – aggiunge Galasso -. La politica non si fa minando le amministrazioni. Chi compromette il rilancio della città e della provincia deve assumersi le proprie responsabilità”. E all’Udc e ai suoi tormenti interni: “Chi ha onestà politica e intende dialogare con il Pd è il benvenuto”. Conferme arrivano anche da Fassino che, pur non entrando nel merito della questione De Mita, sembra dell’idea che non tutto sia da buttare. Tuttavia precisa: “E’ una forzatura pensare che le alleanze debbano essere uguali dovunque senza tener conto delle specificità territoriali. Se a livello nazionale Pd e Udc hanno tutto l’interesse di unire le proprie forze, non è detto che a livello locale ci siano sempre le condizioni per farlo”. E sul crollo di Palazzo Caracciolo dichiara: “Far cadere la Provincia per motivi prettamente politici è stato un grave errore”. Infine a chi gli chiede se la gestione Bassolino sia giunta al capolinea risponde: “Ha avuto la responsabilità di guidare per lungo tempo sia il Comune di Napoli che la Regione. Una serie duratura che sarà certamente materia di riflessione”. (di Marianna Morante)