“Pastiera” e “sfogliatella”, ma in realtà ordinavano cocaina e crack. La maxi-retata coinvolge anche l’Irpinia

“Pastiera” e “sfogliatella”, ma in realtà ordinavano cocaina e crack. La maxi-retata coinvolge anche l’Irpinia

15 ottobre 2018

Renato Spiniello – Nelle prime ore della mattinata, nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Santa Maria Capua Vetere (CE) hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Napoli, nei confronti di 72 indagati (due dei quali già ristretti), ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di associazione finalizzata al traffico illecito e alla produzione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

La maxi retata prende il nome di “White Stone” (pietra bianca) e riguarda una complessa attività di indagine condotta tra i mesi di febbraio 2015 e maggio 2017, in merito alla riorganizzazione della gestione delle piazze di spaccio nel comune di Santa Maria Capua Vetere e nelle aree limitrofe (comuni di San Tammaro, Curti, Casapulla, San Prisco e Macerata Campania) conseguente alle disarticolazioni dei gruppi Fava, avvenuta nell’anno 2013, e Del Gaudio.

58 degli indagati sono stati ristretti in carcere, altri 9 sono invece ai domiciliari, mentre 5 sono i ricercati. Le organizzazioni dedite allo spaccio di droga, cocaina e crack sono state smantellate in tre province campane (Caserta, Napoli e Avellino). Quella irpina operava nei comuni di Nola, Cimitile, Camposano, Roccarainola e Avella.

Numerosi e particolarmente elaborati erano i modi per eludere le indagini e le intercettazioni, tra cui l’utilizzo di linguaggio in codice per camuffare il contenuto delle conversazioni (venivano utilizzati termini quali “aperitivo”, “pastiera”, “sfogliatelle”, “arance”, “grappa barricata”, “festa bianca”, “apparecchiare la tavola”, “preparare il presepe”, “gas soporifero”, “bianchetto”, “calzare le scarpe ai bambini” per avanzare richieste di stupefacente; espressioni quali “10 euro di nafta”, “marca da bollo da 10 euro”, “serie A”, “il camino è buono”, “fratello grosso”, “quanti invitati siete”, “portare il verde”, per indicare, invece, la qualità e le quantità richieste di droga); venivano inoltre attribuiti nomignoli per impedire l’identificazione dei colloquianti (“la Signora”, “il Polacco”, “O’ Viking”, “O’ Leone”, “il Messicano”, “il Killer”, “Diablo”, “Pistola”, “Bastone”, “il Geometra” e “O’ Gnu” ).

Tra le 67 persone finite in manette c’è anche il compagno della madre del giovane calciatore napoletano Raffaele Perinelli, ucciso lo scorso 6 ottobre in un quartiere napoletano, ucciso da una coltellata al petto durante una lite.