Passa la legge elettorale, forti le accuse di Mancino

14 dicembre 2005

Una legge “nata per penalizzare il Paese, per mettere chi vince di fronte alla difficoltà di governarlo al meglio”. Così, nella dichiarazione di voto a nome del gruppo della Margherita, il senatore Nicola Mancino ha bocciato la nuova legge elettorale che oggi conclude il suo iter parlamentare al Senato: una legge “che non è né proporzionale – salvo nell’attribuzione dei seggi – né maggioritaria, né tedesca né francese: né niente”. Mancino è stato particolarmente critico nei confronti del premio di maggioranza introdotto per l’elezione del Senato come un “obolo privo di razionalità”. “La previsione di attribuire il premio – ha detto l’ex presidente di Palazzo Madama – a maggioranze casuali e a macchia di leopardo risponde a un calcolo meschino, punitivo nei confronti della attuale opposizione. Questa, infatti, in molte regioni va oltre la soglia del premio e, perciò, non ottiene vantaggi; in alcune altre è superata dai voti dell’attuale maggioranza, che, se vanno sotto il 55%, consentono la riscossione della prevista ricompensa”. Un meccanismo che, a giudizio del sen. Mancino, è viziato di “illogicità, irrazionalità e incostituzionalità”, e che ha il solo obiettivo di impedire all’attuale opposizione di raggiungere alle elezioni politiche della prossima primavera “una forza parlamentare anche superiore alla consistenza della maggioranza berlusconiana del 2001, come accreditato dalle proiezioni effettuate dopo le regionali”. Il sen. Mancino si è poi soffermato sulle liste bloccate, introdotte dalla nuova legge anche al Senato, di modo che “contrariamente a quanto è scritto nella Costituzione in vigore ed anche in quella che speriamo venga comunque bocciata dal corpo elettorale, deputati e senatori non saranno più eletti (articoli 56 e 57) ma nominati”. Frutto delle liste bloccate è anche la mortificazione della presenza femminile, sacrificata all’esigenza di “non far scendere di posizione qualcuno o più di uno dei parlamentari in carica”. In conclusione, una legge “perfida”, frutto della consapevolezza dell’imminente sconfitta: “Il presidente del Consiglio non ammetterà mai che sta perdendo la fiducia degli italiani e nonostante l’allarme che lancia dà segni evidenti che non ce la farà. E perciò se ci dovrà essere un altro vincitore, che soffra. Muoia Sansone con tutti i filistei”. E un appello al popolo sovrano: “solo il corpo elettorale, con il bisogno di cambiamento, che si avverte profondo nel Paese, potrà correggere i limiti e le angustie di una legge nata male e gestita peggio”.


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