Partito Democratico: sbagliare è umano, perseverare è diabolico

Partito Democratico: sbagliare è umano, perseverare è diabolico

27 aprile 2018

Qualcuno ha pensato che dopo la Caporetto del 4 Marzo il Partito Democratico avellinese si ravvedesse e cominciasse una seria analisi di quanto accaduto negli ultimi 3 anni, degli errori fatti e, finalmente, di prospettive di rinnovamento. Quel qualcuno era sicuramente in buona fede e certamente credeva che una presa di coscienza fosse possibile e quantomeno “dovuta” soprattutto ai militanti che ancora credono nel progetto riformista che l’ideale fondante del partito ha da sempre incarnato.

Nulla di tutto questo è accaduto dalle parti di Via Tagliamento dove, all’indomani delle elezioni politiche, è iniziato un processo di autologoramento che sta portando alla battaglia finale della guerra tra bande andata in scena in questi anni.

Siamo di fronte ad un congresso lampo, impostato da David Ermini, che ha escluso di fatto una delle due squadre in campo, un congresso a cui il 65% degli iscritti suggellati dallo stesso Ermini non ha partecipato, un congresso in cui si è parlato soltanto di tessere e non di linee programmatiche per uscire dal pantano elettorale. Ne è venuto fuori uno scontro durissimo tra capibastone, con un sindaco (Vignola) e un vicepresidente provinciale (Lengua) esclusi dalla partita, mentre l’unico riferimento istituzionale a Roma, Del Basso De Caro, si trova dall’altra parte della barricata a contestare metodo e merito.

Un assoluto disastro confermato dai numeri: il suddetto schieramento è riuscito a portare alle urne dei congressi sezionali soltanto il 34,6% degli aventi diritto al voto, 2.980 iscritti sui circa 9.000 della platea. Di questi circa tremila votanti consisterebbe “l’ampia legittimazione democratica” invocata da quello che, incoronato anche da Roma, sarebbe il prossimo segretario provinciale del Partito, Giuseppe De Guglielmo.

A sostenerlo nell’ordine: Rosetta D’Amelio, che per sua fortuna fu “accantonata” dal Nazareno per far spazio a Giuseppe De Mita nella “notte dei lunghi coltelli”; Angelo D’Agostino, che quella candidatura l’ha voluta a tutti i costi ed è stato asfaltato dagli elettori irpini; Valentina Paris, messa alla porta da Renzi senza convenevoli; Gianluca Festa, che nell’ultimo quinquennio si è portato sulle spalle la lotta senza quartiere a Paolo Foti ed allo stesso Pd, ma (contraddizione non da poco) dai banchi della maggioranza; Carlo Iannace e Roberta Santaniello che rappresenterebbero l’ala irpina del Governatore, la figura forse più colpevole di questo scempio.

Non c’è uno straccio di idea alla base di questa ammucchiata, neanche una risibile nota a margine di un progetto che possa essere almeno percepita da chi ha votato Pd. Un muro contro muro concepito per tessere le fila di una lista per le Amministrative che sia a immagine e somiglianza dei capibastone usciti “vincitori” da una contesa mai disputata. Un antipasto dell’ennesimo svuotamento di voti da parte di politici sfollaconsensi a cui le sconfitte alimentano il livore piuttosto che decretare prese di coscienza. Quel progetto riformista ad Avellino, se mai è davvero esistito, è stato definitivamente spazzato via il 4 Marzo e questo indegno spettacolo è il triste epilogo del suo disfacimento.