Parroco cita Duce, Caputo (Prc): “Repulsione e sdegno”

3 giugno 2013

“Suscita un sentimento di incredula repulsione apprendere dalla stampa della sortita del parroco di Ospedaletto d’Alpinolo, tal don Vito, che, ai margini della cerimonia di ieri del Corpus Domini, si è prodotto in un elogio, a freddo, e perciò, evidentemente, addirittura premeditato, di Mussolini. Chiediamo che questo sacerdote sia chiamato a rispondere in tutte le sedi delle sue vergognose affermazioni. L’apologia di fascismo in Italia è ancora reato, con buona pace dei nostalgici di ogni risma e di quanti, talvolta anche nelle sedi istituzionali e facendosi semmai scudo della propria crassa ignoranza storica- come recentemente ha fatto la capogruppo grillina alla Camera dei Deputati- propugnano, in forme ambigue o smaccate, la rivalutazione del Ventennio”. Interviene in una nota Luigi Caputo del Prc Irpino.

“Dalle autorità religiose della Chiesa irpina è lecito attendersi una netta e inequivocabile condanna, con i provvedimenti consequenziali, di un contegno non solo lesivo della verità ma offensivo nei confronti di quei cattolici, come don Minzoni, vittime del regime di Mussolini, dei tanti di essi che hanno militato nella Resistenza, degli stessi esponenti del cristianesimo democratico distintisi nell’elaborazione della Costituzione repubblicana che estromette definitivamente il fascismo dalla vita civile del Paese. C’è però oggi una parte del clero, assolutamente minoritaria, ma non per questo meno insidiosa, chiaramente nostalgica di quell’alleanza tra fascio e tiara che incalcolabili danni ha storicamente determinato dovunque abbia visto la luce.
Per tutti i democratici e tutti gli antifascisti, irpini e non, l’episodio di Ospedaletto deve essere di monito e di sprone per una lotta incessante – in tutte le postazioni, a partire da quelle culturali – nei confronti del revisionismo storico che spesso e volentieri si fa aperto negazionismo quando non addirittura clamorosa e indecente apologia di regimi criminali che debbono essere consegnati una volta per tutte al cimitero della storia”.