Oscar alla carriera a Lina Wertmuller, la regista istrionica dalla nonna arianese

Oscar alla carriera a Lina Wertmuller, la regista istrionica dalla nonna arianese

4 giugno 2019

L’Academy of Motion Picture Arts & Sciences ha annunciato che tra gli Oscar alla carriera assegnati quest’anno ci sarà anche la statuetta per Lina Wertmuller.  Nata e cresciuta a Roma, la regista e sceneggiatrice ha origini irpine.

La nonna materna della signora del cinema italiano – candidata agli Oscar nel 1977 come miglior regista per Pasqualino Settebellezze – infatti, era di Ariano e si chiamava Angiolina Figliola da cui ha preso il nome. Il suo nome completo è infatti Arcangela Felice Assunta Wertmuller von Elgg Spanol von Braueich. La nonna Angiolina, come si legge nel libro di Antonio Alterio “Le donne di Ariano” era del Tricolle e la Wertmuller ricorda la testardaggine e caparbietà di quella donna che le ha fatto da seconda madre: “Era una capatosta come dite voi qui – si legge – e io sono sempre stata come lei”.

Angiolina sposò una guardia del comune di Roma Arcangelo Santamaria Maurizio nel 1900 e si trasferì a Roma dove ebbero una figlia, Maria, la madre della Wertmuller. La regista nacque nel 1928 dall’unione di Maria con Federico avvocato lucano di origini nobili e svizzere. Il suo legame con l’Irpinia è testimoniato anche dal documentario che realizzò sul terremoto dell’Ottanta “È una domenica sera di novembre” e sul quale dice: “Una ferita profonda per tutto il Paese. Quando passavamo con l’elicottero su quelle macerie ne respiravo il dolore”.

Nel 2009 ospite di una rassegna “Aspettando Giffoni” una mostra dedicata al marito Enrico Job e in questa occasione visitò il paese natale di sua nonna. Curiosa ed estroversa “La curiosità è stata la mia ancora di salvezza” dice, non aspetta la maggiore età per entrare all’Accademia: così a diciassette anni si iscrive alla prima scuola privata di recitazione che insegna il metodo Stanislavskij, la Pietro Scharoff frequentata anche dalla sconosciuta Sofia Scicolone, poi Loren.

L’amore per il teatro, per il cinema, per la regia, per la scrittura, non l’abbandonerà più. Muove i primi passi come aiuto regista nella Compagnia dei Giovani, affiancando Giorgio De Lullo per Diario di Anna Frank, poi si fa le ossa per sette anni con i leggendari padri della commedia musicale Garinei e Giovannini.

Occhiali bianchi iconici e capelli sempre cortissimi ha girato 33 pellicole e scritto 32 sceneggiature. È conosciuta per conosciuta per Mimì metallurgico ferito nell’onore, Film d’amore e d’anarchia – Ovvero Stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza…, Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, Pasqualino Settebellezze. La regista ha portato fortuna a Giancarlo Giannini facendolo diventare un divo, ha lanciato Mariangela Melato e Rita Pavone con Gian Burrasca, fatto debuttare Valeria Golino. A 32 anni incontra Federico Fellini e diventa suo aiuto regista nel film la Dolce Vita e in 8½, che escono nelle sale nel ‘60 e nel ’62.

Mentre la carriera procede a vele spiegate a casa di amici conosce Enrico Job. Inseparabili dal 1965, i due dividono casa e set innamorati come il primo giorno per oltre quattro decenni, e alla soglia dei 60 anni si ritrovano genitori della piccola Maria Zulima. (All’epoca il caso fece discutere mezza Italia, Job aveva dichiarato che la bimba era nata da una sua relazione extraconiugale, ma era forte il sospetto che si trattasse di una maternità surrogata).

Una donna moderna che alla domanda se avesse mai sentito il peso di essere donna in un ambiente come quello cinema e della regia, risponde: “Ma non scherziamo neanche, non me ne sono neanche accorta che ero circondata da uomini. Forse ho fatto più paura io – e ride – Per fare carriere nel cinema, ma anche in altri ambienti ci vuole talento”.

 

di Maria Giovanna La Porta