‘Nuova’ Regione per Avellino e Benevento: le motivazioni di D’Addesa

15 maggio 2008

Avellino – La proposta, e non la provocazione, di dar vita ad una nuova regione composta dai territori delle Province di Avellino, Benevento e Salerno può prendere corpo se della questione se ne fanno carico in maniera determinante le istituzioni comunali così come previsto dall’art. 132 della Carta Costituzionale. La considerazione illustrata dal presidente del Consiglio provinciale Erminio D’Addes a nasce principalmente dalla ‘spinta’ fornita di giorno in giorno dall’emergenza rifiuti. “Nelle popolazioni e nei territori della provincia di Avellino, in primis – spiega – si percepisce in maniera forte la consapevolezza e la necessità di questo nuovo soggetto istituzionale. Nelle popolazioni e nei territori irpini è ormai radicata la certezza e la consapevolezza che, con il passar del tempo, le zone interne, le zone dell’osso, diventeranno lo sversatoio dei rifiuti della città di Napoli e delle zone costiere e che qualsiasi confronto o trattativa con l’area partenopea è praticamente perduta, considerata la grande differenza demografica a sfavore delle zone interne medesime.
Con il passare del tempo, si percepisce lo spirito che vive nei territori e nelle popolazioni irpine mentre si nota la freddezza, la titubanza da parte delle istituzioni e di un certo ceto politico rispetto alla creazione di un’altra Regione.
In verità, non si capisce quale posizione di rendita potrebbe perdere un’amministrazione comunale rispetto all’appartenenza ad una regione o ad un’altra.
Sicuramente far parte di una regione diversa e più piccola può portare dei vantaggi alle amministrazioni locali e nello stesso tempo spronerebbe l’area partenopea e casertana ad impegnarsi con serietà per risolvere i propri problemi territoriali finora affrontati con superficialità.
Una nuova Regione costituisce una vera ed autentica rivoluzione istituzionale, democratica e territoriale e contemplerebbe tutti gli elementi positivi per lo sviluppo del benessere: mare, montagne, giacimenti culturali ed archeologici, agricoltura e zootecnia di qualità, e quindi turismo di eccellenza, risorse idriche. Ed è proprio sull’acqua che bisogna rinegoziare le modalità della fornitura alle Puglie e a Napoli.
L’Irpinia deve far sentire forte la sua voce e pretendere una nuova governance del sistema acqua con cui le aree territoriali e regionali che beneficiano in maniera copiosa delle risorse idriche del territorio irpino.
La gente, le popolazioni hanno percepito positivamente la necessità di una nuova Regione in quanto c’è un sentimento di un ritorno alle proprie radici culturali e di un riappropriarsi del proprio territorio e delle correlate risorse.
L’auspicio, senza voler essere ripetitivi, è che lo stesso sentimento faccia breccia negli enti locali e, specialmente, nella classe politica comunale, alla quale fa espressamente riferimento la Carta Costituzionale.
I padri costituenti, anche nell’art. 132 della Costituzione, dimostrarono intelligenza e lungimiranza politica ed istituzionale, in quanto hanno previsto la possibilità per territori e popolazioni di darsi un diverso assetto amministrativo regionale rispetto a quello esistente e, pertanto, si evince che la Legge Fondamentale della Repubblica, a sessant’anni dalla sua entrata in vigore, è sempre più attuale e non ancora realizzata”.


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