E’ morto il renzismo, non Renzi: la bastonata tremenda al Pd irpino

E’ morto il renzismo, non Renzi: la bastonata tremenda al Pd irpino

by 5 dicembre 2016

Pasquale Manganiello – L’Italia si è riversata in massa a votare per salvare la Costituzione, sì, è vero, ma soprattutto per contemplare l’ascesa al Colle da parte di Renzi per consegnare il mandato nelle mani di Mattarella. Diciotto milioni di italiani non aspettano altro da un paio d’anni.

Matteo Renzi ha perso rovinosamente, ha perso perché gli italiani hanno bocciato la sua Riforma, ha perso perché gli stessi italiani hanno indirizzato il pollice verso il basso in merito ai suoi risultati di Governo.

Nel discorso di ieri, peraltro sentito e particolarmente sinergico rispetto ai suoi, l’ormai ex Premier ha ancora orgogliosamente sottolineato le leggi che  il suo Governo ha varato in questi due anni e mezzo.

Eppure leggi come il jobs act hanno distrutto i sogni della cosiddetta “generazione voucher”, con una disoccupazione a livelli pericolosissimi. Parlate di “Buona scuola” con un insegnante, vedrete la rabbia, quella vera, nei suoi occhi. Parlate di successi di questo Governo con quei dieci milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà, vi guarderanno come se foste alieni.

E’ stata una campagna elettorale a tratti vergognosa in cui si è continuato a terrorizzare la gente, ad associare la Costituzione al terrorismo o, addirittura, ai malati di cancro, si è continuato a blaterare che la mancata riforma del Titolo V provocasse un tracollo economico che, come la Brexit e Trump hanno insegnato, non ci sarà.

Una campagna elettorale per il sì dai costi faraonici (da dove sono stati presi tutti quei soldi?) e che non ha funzionato. Venerdi sera aprivo su youtube un video del live in Reading dei Nirvana del 1991. Era anticipato da un’apertura dedicata al “Basta un sì”. E lì mi son detto cose che è meglio non trascrivere.

Una campagna elettorale autoreferenziale, soprattutto in Irpinia, dove il Pd provinciale ha preso una severa bastonata. Bastava andare a quei tristissimi incontri per il sì in cui per un paio di mesi si sono viste sempre le stesse persone “costrette” in qualche modo a partecipare a quei convegni interessanti esattamente quanto i discorsi sul Cnel. Roba vecchia, ritrita, lontana dal Paese reale, lontana da un’Italia che soffre. L’Italia riparte, è verissimo, riparte verso l’estero perché qui non c’è nessuna possibilità di nulla, riparte verso un futuro che qui è nebbioso, incerto o che addirittura non esiste.

Io credo che Renzi non sia finito con questo Referendum ma che sia morto il renzismo così come l’abbiamo inteso fino ad ora. Gli ultimi rigurgiti risiedono in quel crogiolarsi sterile su questo 40%, tipico atteggiamento da bimbominchia politico che ancora non ha capito nulla di quanto accaduto. Questa è e resterà una delle sconfitte più pesanti della storia repubblicana. Ma, congressualmente, Renzi è ancora il Pd, anche se dovrà completamente cambiare registro, concentrandosi in particolare sulla parola “condivisione”.

In Irpinia il fronte del No ha vinto praticamente ovunque. I territori hanno chiaramente voltato le spalle a questa Riforma anche in quelle considerate le roccaforti del centrosinistra. Non si salva nessuno, hanno perso tutti, renziani della prima, della seconda, della terza ora ed anche delle ore notturne. Forse è il momento, per tutti loro, di uscire da Via Tagliamento e stare un po’ in mezzo alla gente per capire davvero come butta da quelle parti. Siamo, purtroppo per loro, convinti che non succederà.