Morte al Mercatone: “Angelo non ha mai accettato di passare la notte in dormitorio”

Morte al Mercatone: “Angelo non ha mai accettato di passare la notte in dormitorio”

10 gennaio 2017

“Apriamo la porta a chiunque ma molti preferiscono ripari di fortuna. Frequentava i nostri servizi diurni, la mensa, le docce e anche l’ambulatorio. Veniva periodicamente da me, cercava un consiglio, ma non ha mai accettato di passare la notte nel nostro dormitorio. Con altri due compagni preferiva dormire nella struttura abbandonata del Mercatone”.

Carlo Mele, direttore della Caritas diocesana di Avellino e delegato regionale di Caritas Campania, racconta al Sir (Servizio Informazione Religiosa) di Angelo Lanzaro, il 43enne senza fissa dimora, originario di Visciano in provincia di Napoli, morto assiderato la notte dell’Epifania.

“Apriamo la porta a chiunque. Con l’emergenza freddo – nell’avellinese e nel beneventano continua a nevicare, molte strade sono ghiacciate e le scuole rimangono chiuse – il dormitorio che ha normalmente 19 posti (due le sezioni, maschile e femminile) ha portato i letti a 22. Però ci sono regole necessarie al buon funzionamento: orario di ingresso, divieto di introdurre alcolici e animali”.

E’ palpabile l’amarezza del direttore Caritas: “Molti senza fissa dimora soffrono di alcolismo e disagio psichatrico e hanno difficoltà ad accettare queste norme, preferiscono dormire in ripari di fortuna, anche se di giorno vengono a mangiare da noi”.

Mele ricorda di avere visto Lanzaro di recente: “Mi era sembrato malaticcio e gli avevo consigliato di farsi visitare al nostro ambulatorio, ma non si è più fatto vedere. Lo abbiamo proposto anche ai suoi due compagni, ma hanno rifiutato. Mi sembra però che uno dei due sia stato ripreso in casa dalla figlia”.

E ci sono casi di persone che dormono in macchina e non vogliono saperne di avere un tetto sopra la testa: “Storie difficili, complesse, dall’esterno chi non le conosce non può capire”. Intanto prosegue l’impegno della Caritas: la struttura è aperta h24, 365 giorni l’anno con il solo supporto del volontariato: “cinquecento pasti al mese, un’assistenza complessiva a 2 mila persone”. Questo, conclude Mele, “fa la Chiesa, ma Avellino paga lo scotto della mancanza di un progetto sociale delle istituzioni sulla città”.

(Fonte Agensir)