Montemiletto – D’Addesa: “Disabilità, stiamo accanto alle famiglie”

5 marzo 2006

“Il caso di Stefano, giovane disabile di Montemiletto, impossibilitato ad accedere alla scuola che frequenta per via delle barriere architettoniche esistenti nella nuova sede scolastica pone in evidenza la mancanza di cura e di attenzione che le istituzioni provinciali, nella loro più vasta accezione, hanno nei confronti dei disabili”. Così in sintesi Erminio D’Addesa esponente di Rifondazione Comunista nonché presidente del Consiglio provinciale. “E’ evidente a tutti che un ceto politico provinciale, per il passato ed anche tuttora, ha considerato i disabili solo come una sorta di riserva da sfruttare esclusivamente in particolari momenti senza affrontare e risolvere i problemi che attanagliano questa categoria di cittadini e le loro famiglie. Al di fuori di qualche manifestazione per i disabili, che di tanto in tanto si organizzano, anche in maniera strumentale, si coglie la sensazione che le istituzioni vivono i problemi delle disabilità con molta ‘distrazione e pressappochismo’ e qualche volta anche con ‘molto malcelato fastidio. I problemi delle disabilità vengono, alla fin dei conti, scaricate sulle famiglie che si vedono costrette a supportare per intero tutto ciò che una situazione di handicap comporta all’interno di un nucleo familiare sotto tutti gli aspetti, non ultimo quello economico. Le istituzioni si sono sforzate di aggiornare, nel tempo, la terminologia afferente a questa categoria: ‘handicappati, portatori di handicaps, disabili, diversamente abili” ma ancora tantissimo bisogna fare per far diventare i disabili ‘cittadini di serie A’ ; una volta i disabili venivano definiti, in maniera rozza e cruda, storpi e forse questa definizione, nel suo significato più arretrato e gretto, è quella che ancora culturalmente vige anche nelle istituzioni. Un problema che, inoltre, è importante porre all’attenzione della classe politica nazionale e regionale nonché all’opinione pubblica è quello della patente di guida per le persone con handicaps. Questa categoria di persone è costretta al rinnovo della patente ogni 5 (cinque) anni e quindi è tenuto ai versamenti, per i vari diritti, a favore della ASL e della Motorizzazione Civile in maniera doppia rispetto alla persona cosiddetta normale che la rinnova ogni 10 (dieci) anni. Quindi una ulteriore ‘tassa sul macinato della disabilità’ che cittadini più bisognosi, sotto tutti gli aspetti, sono costretti a pagare a favore di istituzioni che nei loro confronti sono quanto meno distratte ed insensibili. Io penso che i cittadini con handicaps non debbano versare alcunché per diritti di rinnovo o rilascio della patente perché l’automobile come dice il mio ‘amico Totonno, vallatese con disabilità deambulatoriali’, è la protesi indispensabile per cercare di vivere in maniera minimamente decente ed autonoma. In questa provincia la battaglia per l’abbattimento della barriere architettoniche, soprattutto quelle culturali, parafrasando Vittorio Napolillo, disabile di Lioni, è ancora tutta in salita perché non si vuol capire, anche e soprattutto nelle istituzioni, che per la società il disabile non è un peso ma può essere una ‘risorsa’ da utilizzare e valorizzare nell’interesse della collettività”.