Migranti, nel rapporto Legambiente l’Irpinia dell’accoglienza

Migranti, nel rapporto Legambiente l’Irpinia dell’accoglienza

24 novembre 2018

Marco Grasso – Ci sono anche due casi irpini nel rapporto di Legambiente “L’accoglienza che fa bene all’Italia”. L’attenzione del dossier è rivolta a quella accoglienza diffusa che ha nel sistema Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) il modello di riferimento, ma che ha influenzato anche molti Cas, “che hanno scelto di fare microaccoglienza: piccoli numeri diffusi nel territorio, ospitati in appartamenti o piccole strutture”, si legge nella premessa del rapporto.

Attenzione puntata, tra i diversi casi nazionali analizzati, anche al comune di Conza della Campania che ha aderito per la prima volta allo Sprar nel 2006, approvando un progetto per l’accoglienza di 15 beneficiari tra richiedenti protezione internazionale, titolari di protezione umanitaria e internazionale. All’epoca, in Campania 3 erano i centri esistenti: Napoli, Sessa Aurunca (CE) e Conza della Campania, l’unico della provincia di Avellino.

Un modello apripista, in qualche modo pionere.  “I primi due migranti che arrivarono, scesero dal treno alla stazione di Conza e vennero accompagnati da me stesso nei loro alloggi, appena arredati e siti in fabbricati di proprietà comunale. Sono poi andati via, al Nord, per lavoro. Ci sentiamo e in estate tornano, in vacanza, come se il loro luogo d’origine fosse Conza”, racconta Raffaele Vito Farese, sindaco del piccolo comune dal 2003 al 2013.

Ad oggi Conza ha in accoglienza 35 beneficiari, provenienti soprattutto dall’Africa Occidentale (Nigeria, Mali, Guinea, Senegal, Gambia, Sierra Leone, Costa D’Avorio e Togo) e in numero minore dall’Africa Nord Orientale (Egitto) e dall’Asia meridionale (Pakistan).

La rete Sprar – si legge ancora nel report – supporta il beneficiario durante la ricerca attiva di un appartamento e con un sostegno economico che comprende sia il pagamento dei primi 6 mesi di canone di locazione che l’acquisto di arredi, ove necessari. Da dicembre 2017 ad oggi è stato realizzato l’inserimento abitativo di due beneficiari assunti da aziende del territorio.

Note positive anche in riferimento all’ordine pubblico. “A parte qualche episodio isolato e di poco conto, in 12 anni, non si sono registrati problemi per la cittadinanza, che convive tranquillamente con i ragazzi, cui Conza ha, memore del suo passato di paese di emigrazione, teso la mano al fine di dare conforto a chi ne ha davvero bisogno, trasformandosi in paese dell’accoglienza”.

Più recente, ma altrettanto positiva l’esperienza di Torrioni, un paese di poco più di 600 anime, dove da luglio 2016 è stato avviato uno Sprar dedicato a Valeria Solesin, la ricercatrice italiana uccisa nel 2015 nell’attento terroristico al Bataclan di Parigi. Il progetto ospita 15 beneficiari uomini e punta sulla sinergia tra cittadini autoctoni e rifugiati.

Un progetto di accoglienza “che arricchisce e fa continuare a vivere un territorio oramai impoverito, e che è ormai diventato una parte essenziale della comunità” racconta la coordinatrice dello Sprar Adele Galdo.

Le persone accolte nel piccolo centro collettivo, una ex scuola elementare, sono 11 su 15 posti disponibili, e provengono dal Mali, dal Gambia, dal Pakistan, dal Togo, dal Camerun, dalla Nigeria e dal Senegal. Il servizio è stato gestito dalla sua nascita dalla comunità “Il Pioppo”, composta da persone che si occupano di accoglienza da circa trentasette anni.

Con l’espletamento del nuovo bando il servizio sarà gestito da una nuova realtà il Consorzio Percorsi, opera della Caritas Diocesana di Avellino, un consorzio di cooperative e associazioni.

La coordinatrice parla di “organizzazione innovativa e sperimentale, dove le esigenze di chi accoglie e quelle di chi viene accolto si integrano con una metodologia professionale basata sulla relazione d’aiuto e dove tutto è parte del percorso di inclusione”.

Lo Sprar di Torrioni prevede un calendario settimanale di attività con l’insegnamento della lingua italiana tre volte a settimana, una volta educazione civica, e tre volte orientamento al lavoro. In contemporanea, si visitano le agenzie interinali e il centro per l’impiego, si studiano tutte le possibilità di formazione e lavoro che offre il territorio.

Con il progetto, sono state promosse due borse lavoro per disabili e a breve partirà il trasporto sociale. È stato inoltre restituito a nuova vita il campetto sportivo per i ragazzi e le ragazze del paese. Si coltiva, si legge nel dossier di Legambiente, un orto sociale, oggi diventato etnico e collettivo, un luogo di opportunità ed incontri interculturali.