Matilde Serao tra giornalismo e letteratura, “Le protagoniste” all’Angolo delle Storie

Matilde Serao tra giornalismo e letteratura, “Le protagoniste” all’Angolo delle Storie

6 novembre 2018

“Abbiamo un pubblico che ci segue e ci legge: perché nella posterità dovremmo morire?” Sembra partire da questa autoconsapevole domanda solo in apparenza retorica di Matilde Serao (1856-1927) la ricerca che Donatella Trotta – autrice e giornalista del «Mattino» – porta avanti sin dai primi anni ’90 (inizialmente con la cura dell’Album Serao per il centenario del quotidiano napoletano, fondato e diretto nel 1892 da Donna Matilde con il marito Edoardo Scarfoglio) e che ancora oggi continua a riservare nuove sorprese e acquisizioni.

Lo dimostra il suo libro La via della penna e dell’ago. Matilde Serao tra giornalismo e letteratura (Liguori, Napoli 2008), di cui Trotta parlerà con Emilia Bersabea Cirillo ed Anna Catapano giovedì 8 novembre alle 18 ad Avellino, presso la libreria L’Angolo delle Storie, nell’ambito della rassegna da loro curata “Le protagoniste”.

Il volume segna infatti una svolta importante negli studi seraiani, riportando tra l’altro alla luce, in una stagione particolarmente cruciale di transizione (per il Paese ma anche per la vita di Serao), tre significative testate periodiche finora ignorate dagli specialisti, ma palestre di ingegni e cenacoli di vivaci dibattiti culturali, politici e di costume: il settimanale domenicale «Mattino-Supplemento» (1894-1895), custodito dall’Emeroteca-Biblioteca Tucci in una rarissima collezione, e il giornale settimanale umoristico-satirico, “pupazzettato” e illustrato «Masto Rafaele» (1899-1901, testata dipinta da Edoardo Dalbono), che precedono l’esperienza più nota della rivista letteraria «La Settimana» (1902-1904). Del «Masto Rafaele», in particolare, il volume riporta in un accluso dischetto tutti i numeri digitalizzati dall’unica collezione esistente (custodita nella sezione Lucchesi Palli della Biblioteca Nazionale di Napoli), ricca di testi parodistici, accanto a immagini e vignette e pubblicità sinergiche.

Divenuta oggetto di tesi di laurea (anche alla Cattolica di Milano) e non a caso insignita di una targa d’argento del Presidente della Repubblica nell’ambito del Premio Serao, La via della penna e dell’ago è una ricerca articolata e pluridisciplinare che con taglio narrativo e rigore scientifico, sullo sfondo di una Napoli fin de siécle ma nel contesto europeo della belle époque ricostruisce soprattutto – attraverso un’ampia campionatura commentata di testi e immagini rari o inediti di cui si era persa traccia e memoria – la complessa traiettoria di Matilde Serao, Signora dell’oralità secondaria, autodidatta di genio, self made woman e imprenditrice culturale d’antan.

Una donna greco-napoletana, meridionale e “mittelmediterranea”, il cui ideale era «lavorare e amare» e che Antonio Ghirelli, nella sua prefazione al libro, ha definito «un autentico miracolo artistico ed esistenziale» di sorprendente operosità e modernità.

Una coraggiosa protagonista dei suoi tempi, di sconcertante attualità, che oggi diremmo “multitasking”: scrittrice di successo più volte candidata anche al premio Nobel per la letteratura, poligrafa versatile e pioniera del giornalismo contemporaneo, epistolografa fluviale ma anche appassionata figlia, madre, moglie, amante e nonna, feconda e generosa, capace di gestire con piglio virile e “cuore pensante” femminile dimensione privata e pubblica divenendo, ai suoi tempi, «artefice ingenua ma non certo involontaria delle strutture industrial-espressive della letteratura».

Ben oltre la damnatio memoriae (o le dicotomie interpretative) che hanno a lungo penalizzato, dall’età giolittiana in poi, la fruizione seraiana, il volume arricchisce così di contributi originali e nuove prospettive critiche il “caso” Serao, ma anche la conoscenza della storia letteraria e del giornalismo italiano e meridionale otto-novecentesco, raccontati dalla Trotta con empatia e con quel “supplemento d’anima” che connota anche il suo impegno “militante” nella promozione della lettura, dell’intercultura, di figure femminili d’Occidente e d’Oriente e della civiltà dell’infanzia con ruoli istituzionali e nell’Associazionismo, laico ed ecclesiale.