Materiale scadente per ponti e viadotti: dopo Acqualonga e Genova la maxi-inchiesta arriva nel Triveneto

Materiale scadente per ponti e viadotti: dopo Acqualonga e Genova la maxi-inchiesta arriva nel Triveneto

22 novembre 2018

Sono undici i viadotti solo in Irpinia finiti nel mirino della Procura della Repubblica di Avellino, diretta dal pm capo Rosario Cantelmo. Nel dettaglio si tratta dei viadotti “Pietra Gemma”, “Vallonalto II”, “Sabato”, Vallone Del Duca”, “Carafone”, “Lenze Pezze”, “Boscogrande”, “Del Varco”, “Vallonalto I”, “Scofeta Vergine” e “Francia“, tutti collocati lungo l’A16 Napoli-Canosa e tutti quotidianamente percorsi da centinaia di persone al giorno. Dalle nostre madri, dai nostri padri, dai nostri figli e dai nostri nipoti.

Dopo le stragi di Acqualonga (28 luglio 2013) e Genova (14 agosto 2018), il monito che arriva da Avellino è che episodi del genere non si verifichino mai più. E destino ha voluto che quel monito partisse proprio dal processo sul dramma di Monteforte, in cui persero la vita quaranta persone precipitate nel vuoto a bordo di un pullman. Un ultimo colpo di scena di un lunghissimo dibattimento che ormai viaggia spedito verso il pronunciamento da parte del giudice della sentenza di primo grado. Il tutto è iniziato dalla relazione del perito d’ufficio Felice Giuliani, incaricato dal giudice monocratico Luigi Buono di fare chiarezza sulle cause della tragedia. “L’usura dei sistemi di ancoraggio delle barriere stradali ha impedito di reggere l’urto del bus – si legge nella perizia – Una condizione che potrebbe essere comune ad altri tratti stradali gestiti da Autostrade per l’Italia“.

Un’ipotesi che per gli inquirenti avellinesi merita approfondimenti, tanto da arrivare a richiedere tutta la documentazione relativa agli atti manutentivi eseguiti da agosto 2013 a oggi sulle barriere laterali degli undici viadotti presenti sull’A16 tra le uscite di Baiano e Benevento. Un’attenta attività d’indagine che, partendo dal triste scenario della strage del luglio 2013, potrebbe allargarsi, anche dopo il crollo del Ponte Morandi, ai viadotti di altre tratte autostradali.

Autostrade, dal suo canto, si è detta sicura. “Indaghino pure, noi siamo sereni perché abbiamo sempre operato correttamente. Qui c’è gente che lavora giornalmente negli uffici e sulle strade per dare il massimo servizio agli utenti” ha riferito in esclusiva a Irpinianews il legale difensore della società concessionaria Giorgio Perroni.

Tuttavia è di questa mattina la notizia dell’operazione “Grande Tagliamento”, un maxi blitz della Finanza nel Triveneto che ha portato ad acquisizioni documentali, perquisizioni e sequestri disposti dalla Procura di Gorizia in enti pubblici e società per indagini su appalti di opere pubbliche per un valore di oltre un miliardo di euro. L’inchiesta ipotizza turbative d’asta tra le imprese coinvolte per effetto di pratiche collusive, ma anche frodi nella realizzazione di ponti, viadotti, cavalcavia, sottopassi, gallerie, piste aeroportuali costruite utilizzando materiali difformi da quelli dichiarati.

Gli accertamenti riguardano in particolare circa 150 gare d’appalto per la realizzazione o la manutenzione di opere pubbliche. Tra queste, anche alcune riguardanti opere e strade da realizzare nelle zone dell’Italia centrale colpite dal terremoto del 2016. Le verifiche delle Fiamme Gialle si concentrano sulle gare indette in tre anni, dal 2015 al 2018. Le opere venivano realizzate utilizzando materiali non certificati o comunque difformi da quelli dichiarati e in quantità inferiori rispetto a quelli richiesti e fatturati, riscontrando anche un comportamento omissivo di chi avrebbe dovuto controllare. Tra i reati, si ipotizzano associazione a delinquere, turbativa d’asta, inadempimenti e frodi nelle pubbliche forniture, subappalti in violazione di legge e concussione.

Ad essere coinvolte nelle indagini, oltre ad Aspi, le maggiori stazioni appaltanti come Anas e Veneto strade Spa, ma anche la Regione Friuli e le società competenti per i porti di Trieste.