Mastroberardino: “Il no al biodigestore è un sì alle vocazioni del territorio”

Mastroberardino: “Il no al biodigestore è un sì alle vocazioni del territorio”

28 settembre 2018

Antonella Marano – “Il no al biodigestore è, in realtà, un sì alle vocazioni del territorio e ad una presa di coscienza dei singoli cittadini e delle comunità. Non è una battaglia da fare su temi di principio alti o distanti dalla vita quotidiana. Stiamo solo facendo scudo a tutto ciò che rischia di mettere a repentaglio ambiente e salute”.

Piero Mastroberardino, Presidente dell’Istituto italiano vino di qualità Grandi Marchi, apre una seria riflessione sul tema del biodigestore e lo fa a margine di un convegno che sintetizza al meglio l’idea di questa battaglia di civiltà.

“Il territorio da difendere, il territorio da valorizzare. Idee e proposte per una vocazione”, dibattito svoltosi oggi (venerdì 28 settembre ndr) presso l’ex cinema comunale di Santa Paolina.

Le vocazioni di queste zone che abbracciano ed inseguono il percorso del fiume sabato sono sotto gli occhi di tutti. Per giungere solo nel centro abitato di Santa Paolina, bisogna percorrere in macchina un sentiero circondato da numerosi filari di vigneti. Una vera poesia per gli amanti dell’enoturismo e per la stessa Regione Campania che punta proprio a promuovere la valorizzazione di questo settore rilanciando il culto del vino. Un vero volano di sviluppo minacciato, però, dallo spettro del biodigestore, che proprio non si addice ad un contesto così bucolico.

Mastroberardino è diretto: “Siamo consapevoli che bisogna chiudere la filiera dei rifiuti rispondendo alla normativa regionale e alla logica della provincializzazione del ciclo dei rifiuti. E’ interesse dell’Irpinia. Abbiamo chiesto alla Regione – ha precisato – di fare una riflessione proprio sulle sue norme. Se da Palazzo Santa Lucia è stato stabilito che questi impianti vanno posizionati in aree industriali ed accessibili dal punto di vista della viabilità e senza creare alcun tipo di impatto alle comunità circostanti poi, la stessa Regione non può far finta di non saper leggere la sua  stessa norma ed essere incoerente.

Se tale area (quella dell’area Pip di Chiache ndr) non risponde ai requisiti richiesti non capisco perché non si cambi rotta. Allora, da un lato ho l’impressione che tutti giochino su ‘troppi tavoli’,  per questo motivo abbiamo deciso di realizzare quella grande mobilitazione pacifica, dall’altro penso che sia necessario lanciare un concreto segnale di proposta e far capire che questa terra ha una sola grande vocazione da difendere e valorizzare. Saranno in grado i pubblici amministratori di fare una cosa senza distruggerne un’altra?”

Sempre Mastroberardino risponde alle provocazioni raccolte da Irpinianews in un’intervista al sindaco di Chianche, Carlo Grillo: “La stessa famiglia Grillo è molto attiva sul mercato delle uve. Chianche produce le sue uve ed il sindaco di quel comune dovrebbe essere il primo a tutelare quella grande risorsa. Tra l’altro unico sbocco di sviluppo che, se accostato al turismo e alla ristorazione, potrebbe dare respiro e valore alla zona. Tutto questo é possibile solo se non se si dribblano le scelte miopi”.

Angelina Spinelli, sindaco di Santa Paolina, condivide in pieno il percorso intrapreso dal Coordinamento del no al Biodogestore, rappresentato oggi al tavolo da Ranieri Popoli.

“Tale impianto rappresenta per tutti noi non una semplice preoccupazione ma una vera e propria minaccia. Credo però che qualcosa si stia muovendo a nostro favore, rispetto alla scelta monocratica portata avanti dal sindaco di Chianche”.

“Da Santa Paolina – ha aggiunto Popoli – sono partite alcune delle più significative battaglie per il territorio, come quella contro la discarica a Bosco Bottazzo, Prata,  e contro ogni forma di insidia. Tutto questo per dimostrare che non dobbiamo fermarci al nostro ‘campanile’ ma andare oltre. Oggi stiamo lottando contro il biodigestore, domani, sempre tutti insieme, agiremo contro ogni ostacolo che possa indebolire il nostro territorio e la nostra salute. Questa è una battaglia di civiltà che parte dal Greco di Tufo fino a toccare ogni potenzialità racchiusa nell’intero territorio”.

Luca Beatrice, Presidente del Gal Partenio, è stato uno dei protagonisti di questa giornata di confronto ed è uno dei tasselli di questa battaglia di civiltà di cui parlava Ranieri:”E’ fondamentale manifestare per il futuro della nostra area. Siamo consapevoli di quanto sia importante difendere e valorizzare le nostre risorse. Ora stiamo sperimentando un’altra importante risorsa, la partecipazione dei cittadini, la democrazia”.

Beatrice si rivolge poi a Carlo Grillo: “Perché il sindaco di Chianche non ha chiesto di incontrare tutte le associazioni ed i soggetti coinvolti in questa vicenda prima di decidere per tutti? In questo modo mettiamo a rischio ogni progetto indirizzato alla valorizzazione del territorio. Anche i cittadni di Chianche e gli stessi consiglieri di maggioranza e minoranza devono aprire gli occhi e capire quanto è importante oggi opporsi a quel progetto. Siamo convinti che ci sarà modo per non far realizzare questa iniziativa che, parte in un modo e non sappiamo nelle emergenze continue che vive l’Italia, quale sarà il suo epilogo”.

“Non può un sindaco di una piccola comunità con un atto monocratico, senza consultare il territorio e le imprese, decidere per tutti”. Conclude così Stefano Di Marzo, Presidente Consorzio vini d’Irpinia. “Abbiamo tra le mani un patrimonio di inestimabile valore: la green economy della viticoltura e della trasformazione dell’uva in vino, non possiamo sciuparla così. Il mio auspicio è che archiviato il caso biodigestore, ovviamente senza la sua realizzazione in quest’area, le associazioni, i cittadini, le istituzioni restino compatte per un sì ancora più grande, quello legato alle nuove prospettive e al futuro dell’Irpinia”.