Manganelli: “Contro la criminalità, gioco di squadra”

17 maggio 2008

Avellino – Festa della polizia. Fuori dagli schemi e da ogni tipo di convenzione il ritorno a casa del Capo della Polizia Antonio Manganelli, irpino di nascita, ma volato via dopo la laurea per realizzare il suo sogno di diventare investigatore. È stata sua infatti l’idea di tornare al punto di partenza, un po’ come il gioco dell’oca, in occasione del 156° anniversario della fondazione della polizia, che vede Antonio Manganelli per la prima volta in qualità di capo, per incontrare i ragazzi che come lui alla loro età, sperano di poter realizzare i propri desideri e i propri progetti in una società che spesso sembra sbarrare le porte alla via della legalità. E’ in questo contesto che si inserisce la festa della polizia: dire no alla criminalità organizzata, alla delinquenza, alla droga, al bullismo, alla violenza negli stadi e a tutti quei fenomeni che possono incrociare e deviare la vita dei giovani portandoli verso una strada, che li distrae dai veri obbiettivi della vita fatti di principi e valori e portandoli verso una strada che non conduce a nulla di buono.
L’incontro è entrato subito nel vivo grazie. Le conseguenze dell’emergenza rifiuti sono rimaste per lungo tempo al centro del dibattito. Soprattutto in merito alla notizia che nel napoletano siano avvenuti degli scontri tra alcuni manifestanti e le forze dell’ordine. La domanda è risuonata a gran voce: c’è forse dietro a tutto questo la regia di qualche organizzazione criminale? La risposta di Manganelli è pronta e decisa, ma soprattutto comprensiva nei confronti di chi da troppo tempo vive una situazione di disagio e disperazione: “Credo che in queste vicende ci sia soprattutto l’espressione della riprovazione di tutti i cittadini per quello che succede. In queste situazioni la Polizia sembra quasi che svolga il ruolo di controparte, ma ci tengo a sottolineare che le Forze dell’Ordine non sono mai nemiche. Purtroppo tutti i problemi sociali che le istituzioni non riescono a risolvere ricadono sulla Polizia che rischia di apparire avversa ai cittadini. Tuttavia la protesta spesso si esprime in modo estremo, offensivo e non è possibile da parte nostra giustificare forme di violenza. E’ vero inoltre che spesso le proteste finiscono per fare l’interesse del criminale che non vuole la discarica in una specifica area perché nella stessa gli è possibile lucrare con costruzioni abusive, o perché lui stesso possiede una discarica abusiva che verrebbe compromessa da una discarica regolare”. Sempre in merito alla questione rifiuti il Capo della Polizia ci tiene a ricordare l’eccellenza di chi lo ha preceduto, vale a dire l’attuale commissario all’emergenza rifiuti Gianni De Gennaro. “De Gennaro – dice – è una delle più grandi espressioni dei ‘servitori’ del nostro Paese. Ero certo che la sua nomina a Commissario per l’emergenza rifiuti avrebbe potuto risolvere il problema, il fatto che il suo mandato stia per scadere e ancora non si sia venuti a capo della situazione mi lascia sgomento. Se non è riuscito lui non so chi possa farlo. Ritengo tuttavia che abbia trovato delle barriere e delle difficoltà enormi che da solo non poteva risolvere”.
Sono stati tanti altri i temi toccati nel corso del dibatto: droga, bullismo, violenza negli stadi, le curiosità principali, protagoniste delle domande dei ragazzi, ma anche domande giuridiche e citazioni filosofiche. Ma il messaggio principale che Manganelli ha voluto lanciare in questa giornata di festa ai giovani irpini, affascinati da una personalità così carismatica, è stato quello di fare squadra. “Non si va da nessuna parte se Istituzioni, Magistratura e Forze della Polizia non si alleano e iniziano a combattere insieme per la legalità. Lo stesso dovete fare voi giovani, mettete in rete le vostre risorse e fate gioco di squadra. L’Italia è un paese complesso, fatto di luce e di ombre, in cui le luci possono essere evidenziate se si inizia a giocare insieme”.


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