Mancino interviene sul lodo Alfano: “Esprimo le mie idee”

23 luglio 2008

Roma – Con 171 voti a favore, 128 contrari e 6 astenuti l’aula del Senato ha dato il via libera definitivo al lodo Alfano, che prevede l’immunità per le quattro alte cariche dello Stato durante la legislatura in corso. Il Parlamento ha trasformato in legge il ddl in soli 25 giorni: varato dal Consiglio dei ministri il 27 giugno, la presentazione del disegno di legge era stata autorizzata dal capo dello Stato il 2 luglio. La legge, che ora dovrà essere firmata dal Capo dello Stato ed essere pubblicata in Gazzetta ufficiale per diventare operativa, prevede la sospensione dei processi penali, anche quelli in corso, nei confronti di presidente della Repubblica, presidente del Senato e della Camera e presidente del Consiglio. Il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, ha ribadito il suo punto di vista per il quale, nei giorni scorsi, era già stato criticato dalle diverse forze politiche. “Serve una legge costituzionale”. Il vice presidente del Csm ricorda di aver sempre sostenuto che un intervento per garantire l’immunità alle alte cariche dello Stato per un periodo temporaneo richiedesse una legge costituzionale. “Da senatore ho sostenuto – spiega Mancino – che la legge Schifani sarebbe stata travolta dalla Corte Costituzionale. Qualcuno ha insinuato il sospetto che avessi collegamenti con la Consulta. Non era vero allora e non è vero neanche adesso». Mancino si dice quindi amareggiato per le critiche ricevute all’epoca e anche di recente: “Ora mi sono imposto un periodo di tregua. Alla ripresa, a settembre, non penso che ci sarà la guerra. Ma mi chiedo: è legittimo esprimere una opinione in un paese democratico?”.