“Luigi aveva già provato a togliersi la vita, le avvisaglie c’erano”. Suicidio Della Valle, la famiglia vuole chiarezza

“Luigi aveva già provato a togliersi la vita, le avvisaglie c’erano”. Suicidio Della Valle, la famiglia vuole chiarezza

18 luglio 2018

Renato Spiniello – “Verità per Luigi Della Valle”. A un anno esatto dal suicidio in carcere del 44enne di Montoro, detenuto per reati di maltrattamenti in famiglia, l’avvocato della famiglia Rosaria Vietri e la convivente Maria Rosaria Landi hanno voluto convocare una conferenza stampa presso lo studio legale De Beaumont, in Via Matteotti, per tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica sulla vicenda, non farla cadere nel dimenticatoio e provare a far luce su eventuali responsabilità.

“Dopo un anno non siamo ancora giunti a nessuna informazione – ha detto in lacrime ai cronisti la signora Landi – sappiamo solo che Luigi è morto. Quello che chiedo è la verità, anche perché penso che se ci fosse stata maggiore attenzione si sarebbe potuto evitare la tragedia”.

Il 44enne, infatti, avrebbe già tentato due volte il suicidio, salvato dal proprio compagno di cella, e solo al terzo tentativo sarebbe riuscito a togliersi la vita. L’uomo, inoltre, era in cura psichiatrica mediante psicofarmaci a causa della sua totale incapacità di gestire la rabbia. Dopo il gesto esiziale, la Procura di Avellino ha aperto un fascicolo di indagine per istigazione al suicidio contro ignoti ed il Dap ha avviato un’inchiesta interna che, ad oggi, non ha prodotto alcun risultato.

“Chiediamo che il caso non venga insabbiato o archiviato con giustificazioni non accettabili – ha affermato la penalista Vietri – le colpe a mio giudizio sono dello Stato e della politica, che latitano su una tematica così importante come quella dei suicidi in carcere. I detenuti non sono numeri, ma persone e non si può giustificare ogni cosa con il problema del sovraffollamento carcerario”.

La vicenda di Luigi Della Valle, oltre ad essere chiarita, può e deve riaprire una discussione sul tema del “Morire di Carcere”. Nel triennio 2015-2017, in Italia, le morti in carcere per suicidio, assistenza sanitaria disastrata o, comunque, per cause non chiare sono aumentate del 4,65% nel 2016 e addirittura del 20,93% nel 2017. I dati del primo semestre del 2018 non sono, in tal senso, confortanti, visto che i suicidi sono già 52 e tra l’altro proprio l’altro ieri un 50enne è deceduto a Bellizzi a causa di un arresto cardiocircolatorio.

“La percentuale di morti per cause naturali o per atti autolesionistici è altissima nelle carceri italiane – ha aggiunto infine il segretario della Fp Cgil Marco D’Acuto, presente a titolo personale alla conferenza – tra l’altro il Ministero della Giustizia fornisce all’Asl di Avellino quasi due mila euro all’anno per garantire la sanità nelle tre strutture carcerarie della provincia”.