“Il Calcio è tutto marcio. Io un pollo, ma confido nella giustizia”: parla Gerolino

“Il Calcio è tutto marcio. Io un pollo, ma confido nella giustizia”: parla Gerolino

21 gennaio 2016

Renato Spiniello – Originario di Quadrelle, nel Mandamento di Baiano in provincia di Avellino, Adolfo Gerolino ha vestito in carriera le maglie di Bellaria, Forlì e Pro Patria, prima della bufera che si è abbattuta sulla sua vita e sulla sua carriera calcistica. La bufera del calcioscommesse, che ha risucchiato il giovane irpino nell’inchiesta “Dirty Soccer” con tre gare nel ciclone, gare alle quali Gerolino non ha neanche partecipato.

La querelle è relativa allo scorso maggio, all’epoca della Pro Patria, quando alcuni tesserati del club avrebbero agito ad insaputa di Gerolino, il quale non solo non avrebbe pattuito i premi di cinquemila e diecimila euro, ma non li avrebbe nemmeno riscossi. La vicenda si è evoluta con tre giorni di carcere a Bellizzi Irpino e gli arresti domiciliari in seguito.

Dopo un primo momento di scoraggiamento, a settembre il calciatore è ripartito dalla Promozione, dal Carotenuto e poi dal Baiano, fino al nuovo capitolo della vicenda. Nelle ultime settimane infatti il procuratore federale, Stefano Palazzi, ha chiesto per il difensore quattro anni e sei mesi di squalifica e ottantamila euro di ammenda. La sentenza definitiva è attesa per la prossima settimana.

adolfo gerolino

Adolfo Gerolino

“La squalifica me l’aspetto – spiega Adolfo Gerolino ad Irpinianews – settimana scorsa siamo stati a Roma alla causa io e l’avvocato che mi assiste, Antonio Capriglione. Spero di pagare per quello che ho davvero fatto, cioè l’omessa denuncia e non per quello che ha chiesto la procura federale. Quattro anni, sei mesi e ottantamila euro di ammenda, la procura ha fatto richieste folli perché hanno preso i ‘polli’ come me ed altri. Chi ha sbagliato deve pagare, ma devono anche fare un quadro migliore della situazione. Io ho pagato tanto per non aver fatto nulla e mi hanno rovinato la vita, non solo la carriera nel mondo del calcio”.

Come mai sei stato tirato in ballo anche tu all’interno della vicenda?

“Sono stato coinvolto pure io nella vicenda perché sono state intercettate alcune telefonate del direttore Mauro Ulizio, che anni fa era il mio direttore al Bellaria, e durante le chiamate, questi faceva il mio nome ed altri a gente indagata. Inoltre in casa con me quando giocavo alla Pro Patria avevo il figlio di questo direttore, quindi c’erano anche rapporti personali ogni tanto. Ulizio era direttore a Monza e, in seguito, sono venuto a conoscenza che di fatto era anche direttore della Pro Patria, solo che non compariva sulle carte”.

Tornerai a giocare a calcio anche dopo questa squalifica?

“Tornerò a giocare a calcio più forte di prima, solo io so quello che ho passato in questi mesi. I tre giorni di carcere non si dimenticano e ho una rabbia che mi esplode dentro. Al momento sto giocando con il Baiano in Promozione e spero di poterlo fare ancora se la squalifica sarà breve, confido nella giustizia e sono convinto di poter dare ancora tanto al mondo del calcio”.

Cosa pensi dell vicenda calcioscommesse, c’è qualcosa di marcio nel calcio?

“Non credo più al calcio, questa vicenda non è affatto conclusa e verranno a galla ancora tantissime cose. Finora è emerso molto meno di quello che poteva emergere. Il calcio è tutto marcio, dalla Serie A fino all’ultima delle Categorie, circolano troppi pochi soldi. Impossibile venire pagati appena mille e cento euro in Lega Pro, non ci si riesce a vivere così alla lunga anche perché la carriera da calciatore è breve e non dura tutta la vita, è normale poi che i giocatori si vendono e i presidenti per fare cassa si mettono in mano a dei banditi e a pagare, come al solito, sono i tifosi che vedono truccarsi le gare della propria squadra del cuore”.