“L’Irpinia metalmeccanica è al tracollo, sarà autunno caldo: politica superficiale”. I sindacati lanciano l’allarme

“L’Irpinia metalmeccanica è al tracollo, sarà autunno caldo: politica superficiale”. I sindacati lanciano l’allarme

14 Luglio 2020

Alfredo Picariello – Il post lockdown e la fase 3 rischiano di mettere ulteriormente in ginocchio l’Irpinia metalmeccanica. La situazione delle crisi industriali presenti sul territorio è ulteriormente peggiorata. Il covid ci ha messo la “coda” in un panorama già di per sé incandescente, duramente provato dalla crisi del 2008 con i suoi effetti devastanti: chiusura di circa 40 attività metalmeccaniche e perdita di 2mila posti di lavoro.

Il virus potrebbe essere deleterio. “Sarà un autunno caldissimo”, affermano in coro i sindacati che provano a rilanciare la vertenza Irpinia: “Ripartiamo dall’Irpinia metalmeccanica”, dicono, sapendo che sarà una prova durissima perché, a quanto sembra, molte istituzioni sono dure di orecchi. Ma Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm ci provano, avendo anche l’appoggio dei segretari confederali di Cisl, Cgil e Uil.

Venerdì cominceranno a far sentire la voce dei lavoratori irpini con una manifestazione in Prefettura ed un incontro con il massimo rappresentante di Governo. “Chiediamo l’aiuto delle istituzioni”, dice Gaetano Altieri della Uilm. “E’ necessario fare fronte comune, c’è il rischio concreto che tante aziende chiudano. Ci auguriamo che ogni parte, in maniera responsabile, cominci ad interloquire con il sindacato per affrontare le tante vertenze aperte in provincia di Avellino”.

“Cominciamo a farci sentire adesso – dice ancora il segretario della Uilm – perché a settembre ci sarà la fase più acuta della crisi. Venerdì partiamo, ci saranno sicuramente altre iniziative. Siamo molto preoccupati, ci sono anche aziende importanti che stanno attraversando un periodo di grande difficoltà. La Ema, ad esempio, sta lavorando al 50% del personale disponibile. Questa è una vera e propria bomba sociale ed il problema è che la situazione non si risolverà prima di due anni”.

Non solo la Ema è in difficoltà. I sindacati parlano anche della Cms, azienda dell’indotto automotive, con tre stabilimenti tra Morra de Sanctis, Nusco e Prata Principato Ultra e 200 dipendenti. “Ora è in crisi di liquidità e, pur avendo commesse, rischia di avere problemi”.

I 13mila lavoratori complessivi dell’industria metalmeccanica, detto in soldoni, nei prossimi mesi rischiano di non ricevere lo stipendio. “Il sindacato è in mezzo al fuoco”, sottolinea Altieri. “Per questo motivo occorre fare fronte comune”.

“L’approccio della politica difronte a problemi seri come questi è superficiale”. Ne è convinto Giuseppe Morsa, segretario provinciale della Fiom Cgil. “Non ci sono luoghi di confronto, luoghi di discussione. Servirebbe, invece, una vera e propria task force provinciale. Dobbiamo decidere che tipo di sviluppo industriale necessita all’Irpinia. Per noi il modello può essere Industria Italia Autobus”.

Luigi Galano, della Fim Cisl, nell’elenco delle aziende in difficoltà ne aggiunge altre. E il quadro diventa sempre più nero: “Penso alla Ecor di Morra de Sanctis che si è disimpegnata, ormai, dalla rete di imprese Poema. Ora 9 lavoratori sono a spasso. Temiamo, adesso, l’effetto domino”.