L’Irpinia adotta un Comune abruzzese: stretto il patto tra sindaci

18 aprile 2009

Avellino – Solo chi l’ha patito sa cosa vuol dire sopravvivere ad un terremoto. I sindaci d’Irpinia si uniscono ai fratelli abruzzesi in una fitta rete di solidarietà che va oltre alle parole o alla corsa all’aiuto. Insieme per ‘adottare’ un Comune della terra d’Abruzzo, un Comune non bombardato dalle ondate mediatiche. È la proposta partita dall’amministrazione di Avellino e che a macchia d’olio si è estesa in tutte le municipalità che ricordano ancora con dolore vivo il sisma del 23 novembre 1980. I primi cittadini ed i delegati di Lioni, Torella, Solofra, Tufo, Montefalcione, Teora, Frigento, Capriglia, Nusco, Grottolella, Ariano, Lacedonia, Mercogliano, Grottaminarda, Castelfranci si sono incontrati oggi per stringere un patto di solidarietà e gettare le basi per un Comitato che possa lasciare concretamente una traccia d’Irpinia nelle terre martoriate dal terremoto delle scorse settimane. Oltre alla macchina di aiuti materiali e non che ha mobilitato tutta la provincia, i sindaci hanno azionato, almeno formalmente, un piano capace di fornire ai Comuni terremotati un sostegno reale. Ad aprire i lavori è stato il presidente del parlamentino cittadino Giuseppe Vetrano che, insieme a Rodolfo Salzarulo e Franco Romano, forma il nucleo del gruppo di lavoro ‘Terremoto ‘80’. “Abbiamo il dovere – ha spiegato – di aiutare quanti hanno contribuito ad alleviare le difficoltà legate al popolo irpino. Sono due le direttrici sulle quali vogliamo muoverci: la prima è l’istituzione di un conto corrente per raccogliere fondi da parte della società civile; la seconda è gemellarci con quei Comuni maggiormente colpiti. È ovvio che, vista la riduzione di pecunia che attanaglia le nostre amministrazioni, non si tratterà di un aiuto finanziario, ma tecnico”. Parole che hanno trovato eco nella testimonianza diretta del sindaco Galasso: “Ho respirato il dolore di un padre che accasciato sulle bare di quattro figli e sua moglie. A settembre, visto il rapporto di amicizia che mi lega con il primo cittadino dell’Aquila, ho percorso quelle stradine antiche ora cancellate dal sisma. Ho toccato con mano la fierezza del popolo aquilano e, nonostante i lutti e la devastazione, la capacità di reagire. Nel 1980 tutta l’Italia venne in Irpinia e ci aiutò. Noi dobbiamo sostenere una terra che si basa sugli studenti per il sostentamento economico e che vive di agricoltura ed allevamento, proprio come noi. Dobbiamo concertare il dopo, non quello che adesso si sta facendo. È in occasioni tragiche come queste che ci riscopriamo tutti cittadini della stessa nazione”. (di Marianna Marrazzo)