L’intervento di Mancino: “Crisi del governo non risolta, le fibrillazioni sono aumentate”

28 aprile 2005

In seguito alla sconfitta alle elezioni regionali, nel centrodestra “si è aperta una partita successoria cui anche ieri alla Camera si è richiamato l’onorevole Follini”. Lo ha detto il senatore della Margherita, Nicola Mancino, intervenendo nell’Aula del Senato durante il dibattito sulla fiducia. Secondo l’esponente Dl si tratta di uno scenario preoccupante, poiché “più che chiudere politicamente una crisi, è aumentata la fibrillazione già presente all’interno della coalizione. In queste condizioni, ha rilevato l’ex presidente del Senato, il Paese non ne trarrà alcun vantaggio. E non è un bene che sia così”. A giudizio di Mancino, inoltre, sul piano economico, nell’intervento parlamentare di Berlusconi “è restata carente se non addirittura assente l’analisi delle ragioni della crisi economica che attraversiamo”, né varrà a risolvere i problemi l’abilità, “degna del migliore illusionista” di cui agli esordi del nuovo governo ha dato prova l’on. Tremonti”. “Il governo – ha detto – doveva gestire il rigore e non l’ha fatto e, se siamo in crescente difficoltà, scivoliamo dal tre al cinque per cento rispetto ai parametri, sue sono le responsabilità: non si governano i processi senza controllo della spesa e con poche risorse destinate al sostegno delle imprese e allo sviluppo delle aree meno dotate”. Infine, Mancino ha parlato della “devoluzione, voluta da Bossi e subita dagli altri alleati” che “è stata intesa come attacco ai principi fondamentali della parti dignità sociale e dell’eguaglianza, di cui all’art. 3 della nostra Costituzione, nonché della solidarietà economica e sociale sanciti dall’art.2. Mentre l’aver voluto il primato del primo ministro sul ruolo del Parlamento e del Capo dello Stato è stato interpretato come una rischiosa involuzione del sistema”.