Legittima difesa, ‘Possibile’ si mobilita: “Riforma semplice propaganda. La sicurezza non si fa con più armi”

Legittima difesa, ‘Possibile’ si mobilita: “Riforma semplice propaganda. La sicurezza non si fa con più armi”

8 ottobre 2018

“Più armi non significano più sicurezza, più colpi sono solo più persone che perdono la vita”. Sono queste le parole con cui Stefano Iannaccone di Possibile, giornalista e curatore della campagna per il disarmo, ha aperto il convegno ‘Addio alle armi’ realizzato al circolo della stampa di Avellino e che ha visto come protagonista anche Raul Caruso, docente di Economia internazionale e presidente della Rete europea degli scienziati della pace, autore del libro “Chiamata alle armi – I veri costi della spesa militare in Italia”.

“Oggi abbiamo avuto modo di affrontare i temi chiave della nostra campagna – ha dichiarato Iannaccone a margine del confronto in città – il disarmo e la legittima difesa.

Quest’ultima già esiste in Italia ed è normata dal codice penale in particolare con l’articolo 52; quella che, invece, si propone come riforma, altro non è che semplice propaganda utile solo per una parte politica.

Il nostro Paese – ha concluso – pur vivendo momenti complicati, registra una diminuzioni della criminalità organizzata certificato dal Ministero degli Interni”.

Per Caruso, il suo libro parla sostanzialmente della “tendenza che, negli ultimi, si è rafforzata in Italia di un crescente militarismo dal punto di vista della spesa pubblica e, quindi, ne analizza quelle che sono sia le cause, in generale per l’Italia e anche per il resto dei Paesi del mondo, sia le conseguenze dal punto di vista economico”.

L’autore del libro “Chiamata alle armi. I veri costi della spesa militare in Italia”, ha spiegato in un’intervista ad Irpinianews quanto sia importante parlare di questo argomento, principalmente per due motivi.

“I media non lasciano mai trasparire l’impegno militare di uno dei Paesi più importanti al mondo come l’Italia. E’ per questo che è giusto parlare di questo argomento perché non se ne parla mai. Oltre a non parlarne, tutti hanno una propria opinione basata purtroppo su pregiudizi e false verità che non hanno fondamento scientifico”.

Con queste premesse Caruso va a fondo della questione: a quanto ammonta la spesa militare nel nostro Paese? Qual è la sua composizione e quali sono le scelte che la guidano? Il libro prova a fornire una risposta a questi interrogativi, anche attraverso l’analisi del caso Leonardo (ex Finmeccanica), leader nel comparto militare ad alta tecnologia.

 

In questo quadro, l’autore avanza due proposte concrete. La prima per la creazione di un’agenzia indipendente per il controllo del commercio internazionale di armamenti. La seconda per l’introduzione di un nuovo parametro su cui basare le scelte di politica economica, e cioè il rapporto tra spese per l’educazione e spese militari: un indicatore di questo tipo metterebbe a diretto confronto un investimento per lo sviluppo, rivolto dunque al futuro, con una spesa corrente, che costituisce invece un freno alla crescita, e nella sua semplicità coniugherebbe le esigenze strategiche di oggi con un’attenzione più responsabile al domani.