Legalità, Don Manganiello: “Lo Stato investa sul futuro dei giovani, si rischia la sopravvivenza di un popolo”

Legalità, Don Manganiello: “Lo Stato investa sul futuro dei giovani, si rischia la sopravvivenza di un popolo”

23 maggio 2018

Per sedici anni don Aniello Manganiello è stato la voce di Scampia. L’eco della sua missione risuona tuttora per le strade di un quartiere che, oggi, è riuscito a riappropriarsi della sua dignità e della sua bellezza.

Tra le ‘vele’ di Scampia infatti soffia un vento di libertà grazie anche alle 120 associazioni che sul territorio fanno rete con le Istituzioni, le Forze di Polizia e, quindi, con la parte sana della città, continuando a portare avanti un grande braccio di ferro con la camorra.

“Scampia è migliorata grazie all’azione incisiva delle Forze dell’Ordine ma, dobbiamo ammettere che, gli stessi spacciatori hanno cambiato ‘location’, sono andati in altre cittadine dell’hinterland, si sono spostati perché qui, a Scampia, il contrasto è forte e i clan sono stati decapitati.

Poi, circola meno denaro, ecco perché le piazze di spaccio sono ridotte al lumicino.

Lo Stato ha fatto la sua parte ma è dagli anni ’80 che fa questo: solo repressione, blitz e arresti ma nulla di fattivo per aiutare e per favorire il lavoro o quanto meno mettere in condizione i giovani di inventarsi un lavoro. Lo Stato è patrigno di un esercito di nuove generazioni pronte a ‘scappare’. Questa è una ferita aperta non solo per Scampia ma per tutto il Paese”.

Sono queste le parole di Don Manganiello, ospite questo pomeriggio al circolo della stampa di Avellino per la presentazione del libro R(e)sistere a Scampia di  Ciro Corona. Tra l’altro Corona (che tra un mese circa diventerà papà) è presidente dell’associazione (R)esistenza anticamorra ed è ad Avellino oggi, non solo promuovere il suo libro ma per trasmettere la forza ed il riscatto di un intero quartiere.

Al suo fianco il dirigente superiore della Polizia di Stato, Michele Maria Spina e i giornalisti Franco Buononato e Gianni Festa. 

Dal 1994 al 2010 Don Manganiello ha strappato alla manovalanza della criminalità organizzata tantissimi ragazzi. Usando talvolta anche comportamenti duri per combattere la malavita, ad esempio si è rifiutato di dare la comunione ai camorristi, segnando così la differenza tra religione vera e superstizione propria di certi boss.  A tanti di loro, però, don Aniello ha donato una seconda possibilità. Ma solo a chi ha voluto davvero tagliare con il passato e riappropriarsi di una nuova vita.

Per Don Manganiello “il problema non è solo di Scampia, fino ad oggi l’intero Paese non ha avuto un punto di riferimento concreto, chi ci ha governato è stato latitante e non ha saputo affrontare concretamente temi importanti come il lavoro.

Tra spending review, pressione fiscale sempre più alta e i ‘lacci’ che ci impone l’Europa, proprio in mezzo a tutto questo marasma a farne le spese è la sopravvivenza di un popolo.

Ecco ci sono tante ‘Scampie’ in Italia dove la gente è realmente disperata. Bisognerebbe investire sul futuro e questo Paese ha bisogno ora più che mai di certezze.

Oggi –  ha concluso Don Manganiello –  a Scampia viviamo una grande desertificazione umana, i giovani laureati o diplomati vanno via. Solo Napoli fino a qualche decennio fa contava più di un milione di abitanti, nell’ultimo censimento, invece, sfiora i 950mila. Questo è un dato che dovrebbe far riflettere”.


Commenti

  1. […] dell’evento Don Aniello Manganiello, parroco di Scampia per ben sedici anni, Michele Maria Spina, dirigente superiore della Polizia di Stato e i giornalisti Gianni Festa e […]