Legalità, Commissione Parlamento premia Avellino nel settore rifiuti

6 febbraio 2013

Una buona notizia per l’Irpinia. La relazione sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti in Campania approvata all’unanimità dalla Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Gaetano Pecorella indica a chiare lettere che Avellino, tra le province campane, è l’unica nella quale “non si sono registrati fenomeni di illiceità significativi”. Irpiniambiente, gli amministratori, l’Ente Provincia che detiene il pacchetto della provincializzata sono stati promossi a pieni voti, rispettando la legalità in controtendenza ad altre amministrazioni pubbliche in Campania, nel settore dei rifiuti, che hanno favorito “in larga parte interessi sostanzialmente illeciti”. In quasi 600 pagine, la Commissione traccia il percorso dell’inchiesta avviata nel 2009 le conclusioni sono, in sintesi, che “il danno ambientale che si è consumato è destinato, purtroppo, a produrre i suoi effetti in forma amplificata e progressiva nei prossimi anni con un picco che si raggiungerà, fra una cinquantina di anni. La Commissione scrive di “catastrofe ambientale in atto”, di “portata storica”, che “sta sconvolgendo” Napoli e gran parte della Campania”, “paragonabile soltanto ai fenomeni di diffusione della peste seicentesca” dove “gli untori  devono identificarsi in numerosi soggetti che hanno operato nel settore”. Le indagini hanno dimostrato che “in molti casi le società di smaltimento sono riconducibili alla criminalità organizzata che lavoravano sulla base di autocertificazioni”. Nelle strutture commissariali dell’emergenza sono “stati collocati” – come detto anche dalla magistratura di Napoli – “soggetti completamente incompetenti”, “che peraltro lo hanno ammesso anche durante i processi” e che hanno badato al controllo di “spazi occupazionali e decisionali per agevolare interessi privati e non quello pubblico”, ovvero la salute e la salvaguardia ambientale. Insomma, secondo la Commissione, i rifiuti in Campania hanno “inquinato non solo luoghi ma anche le persone”, e hanno “una potenza corruttiva inarrestabile” la cui gravità è tale che non si può risolvere “con il tratto di penna della legge”. Il sistema di smaltimento dei rifiuti, dice la Commissione, si è articolato prevalentemente nello spostarli da un posto ad un altro e a nasconderli, senza traccia della tutela dell’ambiente. L’emergenza ha alimentato l’emergenza. E tutto il sistema di gestione “non può che apparire, allo stato (per come emerge dalle indagini giudiziarie) organizzato per delinquere”. Nei sopralluoghi compiuti in Campania, la Commissione ha verificato “l’estrema fragilità di un sistema di smaltimento insufficiente” concludendo che “non esiste un sistema di gestione dei rifiuti reale in Campania” perché si è continuato a tamponare le emergenze piuttosto che a gestire il ciclo dei rifiuti in modo ordinario”.