Le mani dei clan sull’Irpinia: l’Antimafia disegna la mappa della criminalità

Le mani dei clan sull’Irpinia: l’Antimafia disegna la mappa della criminalità

19 luglio 2019

La Direzione Investigativa Antimafia (Dia) ha presentato in parlamento la relazione sul secondo semestre del 2018 (luglio-dicembre) riguardo alle influenze malavitose che insistono in Italia, e dunque anche in Irpinia.

La mappa, da cui si denota la pressante presenza di almeno quattro potenti gruppi criminali nella Provincia di Avellino, fornisce chiaramente il quadro di una terra non immune alle oscure attività della malavita organizzata campana.

Come più volte ribadito dal Procuratore della Repubblica di Avellino Rosario Cantelmo, nonché dalle massime cariche militari della Provincia, l’Irpinia non è dunque un’isola felice.

Il contesto criminale della provincia Irpina resta particolarmente permeabile ad infiltrazioni di clan delle province di Napoli e Caserta. Per quanto riguarda gli assetti dei sodalizi locali, non si registrano mutamenti di equilibri nelle aree a maggior densità criminale (Vallo di Lauro, Baianese, Valle Caudina, comprensorio Montorese – Solofrano, alta Irpinia e Arianese).

Nel capoluogo opera il clan Genovese con proiezioni anche su territori adiacenti, mentre, a Quindici, si conferma la presenza, storicamente radicata, degli antagonisti clan Graziano e Cava: il primo ha proiezioni anche nell’alta Valle dell’Irno (al confine tra le province di Salerno ed Avellino) e nel Vallo di Lauro; il secondo estende la sua influenza anche nell’agro vesuviano e nolano tramite la famiglia Sangermano.

Nella Valle Caudina opera il clan Pagnozzi, con proiezioni nelle province di Benevento, tramite sodalizi satellite, e Caserta, attraverso storici rapporti con il cartello dei casalesi e con gruppi di Marcianise. Il clan Pagnozzi è operativo anche a Roma, dove è radicato da anni con un ruolo di primo piano in diverse zone del quadrante sud della Capitale.

Per quanto attiene al settore degli stupefacenti, nel mese di novembre sono stati eseguiti alcuni arresti nella Valle Caudina, nei confronti dei partecipi ad un‘associazione, con base a Brusciano (NA), finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, provenienti da Spagna, Olanda e Germania. Al vertice dell’organizzazione – di cui si è trattato nel paragrafo dedicato alla Provincia Orientale di Napoli – figurava un pregiudicato definito da diversi collaboratori di giustizia come “uno dei maggiori trafficanti campani”.

Il successivo mese di dicembre, la DIA di Napoli e la Guardia di finanza hanno eseguito, nell’ambito dell’operazione “Snake”, un provvedimento cautelare che ha riguardato un vasto traffico di cocaina e hashish, importati attraverso la Spagna, e destinati alle piazze di spaccio delle province di Napoli e Avellino. L’organizzazione era capeggiata da un imprenditore nolano e dal figlio. Al primo era anche riconducibile una struttura ricettiva, con sede a Roccarainola (NA), oggetto di sequestro preventivo, che sarebbe stata utilizzata come base per lo stoccaggio della droga, per lo svolgimento di riunioni fra gli associati e come rifugio, tra il 2012 e il 2014, durante la latitanza, per il capo del clan Lo Russo (attualmente collaboratore di giustizia). Assieme a quest’ultimo, l’imprenditore avrebbe gestito il traffico di droga.