Le banche e le aziende italiane cavalcano l’onda della blockchain

Le banche e le aziende italiane cavalcano l’onda della blockchain

25 giugno 2018

Mai pensato di utilizzare il sistema alla base delle monete virtuali per la tracciabilità dei prodotti alimentari e per la spunta bancaria? Quattordici banche e varie aziende italiane di rilievo internazionale stanno studiando le possibili applicazioni della blockchain al loro settore di riferimento, dando vita a un’intuizione che potrebbe dare un senso nuovo al mondo delle criptovalute ed al sistema su cui esso si fonda. Tutto ciò avviene mentre due società italiane hanno deciso per la prima volta di permettere lo scambio diretto tra oro e Bitcoin a chiunque sia interessato.

In Italia il Bitcoin si scambia con l’oro

Mentre enti pubblici ed istituti privati s’interessano alle possibili applicazioni della blockchain, c’è chi ha deciso di fare un passo avanti nel settore delle criptovalute che sono supportate da questo sistema, e di pagarle a peso d’oro. Si tratta di Cofinvest, una società italiana leader nella compravendita di oro da 35 anni, e di Conio, startup nata nel 2015, che ha creato un portafoglio mobile per la compravendita di Bitcoin. Le due società hanno siglato un accordo grazie al quale chiunque disponga di oro potrà convertirli in Bitcoin senza passare per euro, dollari o altre monete, utilizzando semplicemente l’app creata da Conio e recandosi da Cofinvest per depositare il metallo prezioso. Attraverso l’app, al contrario, i possessori di Bitcoin potranno venderli a Cofinvest e ricevere oro in cambio.

A scuola di blockchain: il caso delle banche italiane

L’Associazione bancaria italiana (ABI) ha annunciato nei giorni scorsi che 14 banche del nostro territorio hanno iniziato a testare la tecnologia blockchain allo scopo di rendere più trasparenti le informazioni e velocizzare le operazioni tra le banche. È la stessa ABI a coordinare il progetto di cui fanno parte, tra gli altri, BNL, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena, UBI e Banca Mediolanum. L’idea è quella di creare un database generale per condividere le transazioni e le informazioni in tutta sicurezza tra i vari nodi che compongono una rete di banche, proprio come già avviene con la blockchain sui cui si basano varie criptovalute, un archivio condiviso e aperto a tutti i partecipanti, modificabile solo con il consenso di tutti, che garantisce l’incorruttibilità dei dati custoditi in totale trasparenza. Al centro dei test sarà la spunta interbancaria, procedimento con cui si verifica la corrispondenza tra operazioni che riguardano banche differenti.

Le aziende alimentari testano la blockchain per tracciare i prodotti

Alcune tra le più note imprese alimentari italiane stanno invece testando il sistema della catena a blocchi per verificare e garantire ai consumatori la tracciabilità dei propri prodotti. In prima fila ci sono Barilla, che sta sperimentando il tracciamento del basilico dal seme all’arrivo in fabbrica, e Perugina, che sta invece testando il percorso del suo celebre Bacio dal momento in cui esce dalla fabbrica fino al posizionamento sugli scaffali all’estero. Molte altre realtà sono interessate a questo processo, che garantirebbe una grande trasparenza in un settore delicato e fondamentale per l’economia italiana, come richiesto da molti consumatori nel nostro Paese e all’estero. Tra queste figurano la Torrefazione San Domenico e il Gruppo Italiano Vini, che puntano a tracciare il percorso delle loro materie prime. La lista potrebbe presto allungarsi se si riuscisse a verificare che la blockchain permette effettivamente di tracciare senza ombra di dubbio da dove provengono, per dove passano e dove giungono le materie prime e i prodotti alimentari dell’eccellenza italiana.