L’Aquila – La testimonianza di Giuseppe: “Il rumore era assordante”

20 aprile 2009

Santa Lucia di Serino – Sono passate due settimane dalla scossa che, alle 3 e 32 del 6 aprile, ha colpito l’Abruzzo e devastato L’Aquila. Quella notte migliaia di persone sono state svegliate dal sisma. Tra loro centinaia di giovani studenti dell’ateneo de L’Aquila che a quell’ora, o poco prima, erano ancora svegli. Lo sciame sismico è continuato negli ultimi giorni e anche questa mattina la popolazione dell’Abruzzo ha avvertito una scossa di maggiore intensità.
Chi ha vissuto sulla propria pelle quella devastante esperienza afferma che si è trattato di una catastrofe annunciata. Lo ha riferito la studentessa Marilena agli inquirenti, quando parla di una colonna portante della casa dello studente che finiva al centro della mensa, fradicia da mesi. Marilena, che era la coordinatrice degli studenti nella casa di via XX Settembre si è salvata, altri 8 compagni sono rimasti in quella tomba di detriti. Giulio, 21enne di Teora, è vivo perché ha un sonno pesantissimo: “Non mi sono accorto della scossa – si legge da un articolo comparso ieri su Il Centro – Ho aperto gli occhi e ho visto che la parete era ripiegata su di me”. Giulio ha scavato con le mani tra i calcinacci e si è aperto un varco. I suoi vicini di stanza sono tutti morti.

Qualche centinaia di metri più a nord rispetto alla casa dello studente, in una abitazione privata in località Torrione a L’Aquila, c’era Giuseppe, 21enne originario di Santa Lucia di Serino. Giuseppe frequenta il terzo anno della facoltà di scienze motorie e di quella notte ricorda tutto: “Erano circa due mesi che la terra tremava – spiega – C’era molta apprensione quella sera perché sin dalle 23 le scosse si facevano sempre più sostenute. Io e miei due coinquilini avevamo comunque deciso di andare a letto: come dire, eravamo abituati a quel tremolio”. 32 minuti dopo le tre, il disastro: “Ci siamo svegliati di soprassalto – racconta Giuseppe – e ognuno di noi si è riparato all’interno dell’abitazione come poteva, chi sotto il tavolo, chi come me sotto la scrivania. Il rumore in sottofondo era assordante. Finiti quegli interminabili minuti in cui la terra si muoveva, ci siamo catapultati giù in strada, al freddo della notte, senza scarpe. Il nostro edificio, che si trova su un’altura che sovrasta L’Aquila, aveva ben retto all’urto del sisma; si vedeva qualche lieve crepa nelle mura ma nulla più. Appena scesi in strada, rivolgendo lo sguardo verso il centro cittadino, con grande meraviglia avevamo notato una nube di fumo alzarsi dai palazzi del centro storico. Nessuno di noi aveva osato parlare: non era una semplice nebbia quella che si stava alzando dal cuore de L’Aquila quella notte”. Giuseppe e i suoi amici hanno quindi raggiunto il centro città a piedi per rendersi conto di persona di quanto accaduto: “… un disastro… ”.
Due giorni fa, il giovane 21enne di Santa Lucia di Serino è ritornato nella sua abitazione de L’Aquila: “Ho raccolto il necessario – ammette – Ora le lezioni all’università sono sospese e l’obbligo della frequenza è stata annullata. Molti dei corsi che frequento prevedono sessioni di pratica che, vista la condizione delle strutture a L’Aquila, non potremo più fare. Dall’ateneo ci hanno assicurato che gli esami si faranno; aspettiamo ora che si pronunci in merito il Senato Accademico”. Voglia di normalità: “La volontà di tornare a vivere la quotidianità dei corsi all’ateneo c’è ed è tanta: speriamo che le scosse sismiche si fermino al più presto. Un giorno tutto questo sarà solo un brutto ricordo”.