L’analisi: Rastelli si Mangia il Bari e pesca i jolly dalla panchina

24 agosto 2014

Calcio – Se l’Avellino è riuscito ad espugnare il “San Nicola” dopo 28 anni di digiuno, buona parte del merito è sicuramente da attribuire a Massimo Rastelli. Il tecnico biancoverde ha regalato la qualificazione ai lupi con un capolavoro tattico basato sul consueto minuzioso studio dell’avversario. Era risaputo che il Bari si sarebbe presentato con un 4-2-4 mascherato – alla luce della spiccata propensione ad offendere dei due esterni di centrocampo Galano e Stoian – e allora il trainer di Torre del Greco ha dato ordinato prudenza sulle corsie laterali, dando al suo modulo le sembianze del 5-3-2, abituati ad osservare sempre in fase di non possesso. Ecco dunque spiegata la scelta di Visconti a sinistra, dove Rastelli aveva bisogno di una pedina con attitudini meno offensive come quelle proprie di Zito. L’ex Cremonese ha fatto il paio con Bittante, assicurando sostegno al trio difensivo con raddoppi sistematici che hanno di fatto bloccato il traffico barese sulle corsie laterali per tutta la partita.
Difendere con ordine e ripartire sfruttando la velocità del tandem Arrighini-Soumarè. Questi i due ditkat impartiti da Rastelli che ha scelto due punte leggere e atipiche per attaccare gli spazi. Con Castaldo out ed un Comi a mezzo servizio, ne è nata una coppia inedita. La svolta del match, in ogni caso, è giunta dalla panchina con gli inserimenti del bomber milanista prima e di Pozzebon poi, e dal cambio di modulo in corsa (avvenuto con l’ingresso di Zito a metà ripresa), un 4-4-2 che ha definitivamente mandato in tilt la formazione di Devis Mangia. Quest’ultimo, che ha visto crollare i suoi dalla tribuna, aveva già fatto i conti con lo spauracchio Rastelli con lo Spezia in Primavera: 0-2 al “Partenio-Lombardi” in un sol boccone. (@claudio_devito)