L’ANALISI/ Apoteosi Sidigas Avellino, ma non chiamatelo miracolo

L’ANALISI/ Apoteosi Sidigas Avellino, ma non chiamatelo miracolo

1 febbraio 2016

Chiamasi miracolo sportivo quando la realtà supera di gran lunga l’immaginazione, quando l’accesso è vietato ai deboli di cuore, quando hai tutto da perderci e poco da guadagnarci.

Ecco, proprio per questo motivo, la vittoria della Sidigas Avellino in quel di Milano non ha nulla a che vedere con quanto sopra detto; la vittoria biancoverde in terra lombarda è frutto di un lavoro di una squadra che si è prepotentemente inserita nelle grandi del basket italiano. Affrontare e vincere le varie Venezia, Reggio Emilia e Milano non fa più tanto scalpore, forse la vittoria maturata ieri al Forum è stata più roboante perchè ha spezzato la serie positiva di 42 successi interni dell’Olimpia (che non perdeva in casa da più di tre anni), ma non lascia particolarmente sbigottiti gli addetti ai lavori.

Milano sapeva di affrontare una squadra tosta, in gran salute, reduce da 4 vittorie consecutive e che nelle ultime giornate è riuscita a mostrare un basket solido, efficace, propositivo. Avellino ha dato prova di poter competere con tutte le squadre che incrociano il proprio cammino, lottando con capacità e intensità senza regalare nulla, mascherando i propri difetti con tanto agonismo e caparbietà.

Avellino sbanca Milano 10 anni dopo e si diverte a far da arbitro nella lotta per il primato in classifica. Con la caduta dell’Olimpia e la parallela vittoria di Reggio Emilia a Cantù, il team emiliano si è riappropriato della testa della graduatoria dopo averla persa al Pala Del Mauro la settimana scorsa.

La vittoria del Forum ha confermato che la Sidigas può e deve ragionare come una grande squadra. Una squadra forte è quella che entra in campo concentrata, lotta per vincere e si batte per raggiungere l’obiettivo prefissato. Una squadra forte è quella che sa quando aggredire l’avversario, ma allo stesso tempo ha la maturità nel saper soffrire e restare attaccata alla gara anche quando i diretti avversari sono già sotto la doccia a festeggiare pensando di aver già vinto; una squadra forte è quella che ti azzanna sul più bello, come un lupo affamato alla ricerca della propria preda.

La Sidigas ha tanta fame, fame di vittorie, fame di punti, fame di gloria.

Sacripanti si è reso protagonista di una rivoluzione tecnico – tattica che ha trasformato la Scandone in una squadra tosta, matura e consapevole dei propri mezzi.

La crescita della squadra va di pari passo con quella degli atleti più insigne del roster biancoverde: Nunnally, Green, Cervi, Buva, Ragland sono gli artefici di questa cavalcata vincente che si spera possa non trovare più alcun ostacolo dopo le numerose vicissitudini di inizio stagione.

Una particolare menzione va fatta per Leunen e Acker, tanti discussi ad inizio campionato, ma che oggi pare abbiano trovato la giusta dimensione all’interno della squadra. L’ala biancoverde, fedelissima del coach Sacripanti, ha rispolverato il suo vecchio repertorio che tanto faceva brillare gli occhi ai tifosi canturini qualche anno fa: solidità difensiva, presenza impetuosa sotto canestro, tiro impeccabile dalla lunga distanza e prezioso distributore di assist. Di Leunen, è stata ieri la tripla a 10 secondi dalla sirena finale che ha spezzato le gambe alla squadra allenata da coach Repesa.

Acker, invece, sta recuperando al meglio la sua condizione fisica dopo gli acciacchi di inizio stagione e anche in quel di Milano ha confermato i progressi delle ultime uscite.

Per lo stratega Sacripanti, ogni tassello è al posto giusto, la squadra ha superato il banco di prova più difficile ed ora più che mai ha il dovere di continuare su questa strada per raggiungere quei traguardi che la società e tutti i tifosi meritano dopo anni turbolenti e deludenti.

Foto tratta da Repubblica.it