Il Laceno d’Oro chiude con un omaggio a Michael Cimino

Il Laceno d’Oro chiude con un omaggio a Michael Cimino

12 dicembre 2016

E’ stato assegnato ex aequo, a  Santa Teresa di Alessandro Capuzzi ed Emanuele Dainotti e a Topolò di Sander Moyson, il premio come miglior cortometraggio nell’ambito della terza edizione del contest “Gli occhi sulla città”, inserito nella programmazione del Festival Internazionale del Cinema Laceno d’oro.

La giuria, composta da Luca Ferri, Luigi Abiusi e Carlo Valeri, ha poi assegnato una menzione speciale al corto Weight di Edoardo Montaccini.

La premiazione, ieri sera, al Cinema Partenio di Avellino, al termine delle ultime proiezioni dei sedici filmati finalisti.

Questa sera i cortometraggi vincitori saranno proiettati all’auditorium comunale di Ariano Irpino.

Il contest ha messo al centro, ancora una volta, la riflessione sulla riorganizzazione e ridefinizione degli spazi urbani, sulla messa in prospettiva dei rapporti tra costruzione e ambiente, uomo e paesaggio, vuoti e pieni.

Dopo dodici giornate di proiezioni, incontri, dibattiti, concerti, domani la 41^ edizione del Laceno d’oro chiuderà i battenti  con una proiezione speciale omaggio a Michael Cimino.

L’ultimo appuntamento è al Movieplex di Mercogliano, alle ore 20.15, dove è in programma la proiezione speciale de “I cancelli del cielo”, pellicola del 1980 distribuita dalla Cineteca di Bologna con Kris Kristofferson, Isabelle Huppert, Christopher Walken, John Hurt, Jeff Bridges, Sam Whaterston, Brad Dourif, Joseph Cotten.

La trama: Wyoming,1980. Guerra della Contea di Johnson. Mentre un’associazione di allevatori ingaggia un esercito privato per scacciare, di fatto massacrandoli, gli immigrati europei visti come ostacolo al passaggio del bestiame, si consuma l’amore per Ella, splendida tenutaria di un bordello, da parte di due uomini attivi sui fronti opposti, il borghese in cerca di una nuova vita James Averill e il cowboy Nathan D. Champion.

“I cancelli del cielo” è considerato il film totale, il kolossal d’autore. Una roulette russa dove puntare il credito di un’intera vita e poi accettarne le conseguenze, senza il minimo compromesso, senza la minima esitazione. Del resto Heaven’s Gate inscrive già nel suo meraviglioso titolo lo statuto di film di frontiera, spazio fuori dal tempo, opera informe e testo mai compiuto, perennemente al confine tra cielo e terra, idolatria e iconoclastia, dionisiaco e apollineo, autorialità e industria.