La tredicina di Sant’Antonio, la tradizione di Sant’Angelo dei Lombardi

La tredicina di Sant’Antonio, la tradizione di Sant’Angelo dei Lombardi

9 giugno 2018

Si tiene tutte le mattine, dal 31 maggio al 12 giugno, la tredicina in onore e devozione di Sant’Antonio da Padova.

A Sant’Angelo dei Lombardi è molto forte e sentito il culto e la devozione per Sant’Antonio da Padova, anche la chiesa con l’antico convento pur essendo dedicato a San Marco, comunemente viene chiamata di Sant’Antonio.

Da sempre, pur trasformata  nella definizione c’è stata l’Associazione o Società di Sant’Antonio di Padova.

Ogni anno, ormai da secoli, nell’avvicinarsi la ricorrenza di Sant’Antonio, come una sorta di preparazione,  la comunità parrocchiale, con a capo i suoi parroci e sacerdoti, i fedeli e devoti, celebrano la “tredicina”, 13 giorni precedenti  la festa del Santo di Padova, con preghiere e S.Messa.

Anche quest’anno si tiene la tredicina di Sant’Antonio. C’è sempre gente che va a piedi, alcuni salgono da “li Morrongielli”, alcuni fanno la strada della Fontana Piccola, passano sotto “il muro delle monache”, diversi  vanno per via Criscuoli, tanti vengono con la macchina, diversi fedeli giungono  anche da Rocca San Felice.

E’ bella l’aria assonnata dei partecipanti, i ragazzi che sostano all’ingresso della chiesa, alcuni santangiolesi  rientrano da lontano proprio per l’occasione, in passato  De Vitto, purtroppo  scomparso,  veniva apposta da Candela ogni mattino, per  rientrano a Sant’Angelo  da Trieste,  da Milano, addirittura quest’anno è  venuta in anticipo dagli Stati Uniti, Gaetanina Morrongiello, che, tutte le mattine con cuore pieno di emozioni corre alla chiesetta  della sua infanzia e gioventù, per riannodare, con gli occhi lucidi bagnati dall’ emozione dei ricordi, la sua storia.

Altri ancora, vengono da paesi vicini dove si sono trasferiti. Poi, passano per la mente i volti di quanti non ci sono più. Quest’anno  tra i tanti che non ci sono più, mancherà la simpatia e l’umanità  di Nicola Fasano.

Poi ci sono i profumi dei fiori, le ginestre colorate e profumate,  i raggi di sole che penetrano nella chiesa di San Marco ( è la seconda chiesa più grande di Sant’Angelo), attraverso il finestrone ed illuminano l’altare ed il tabernacolo.

Quest’anno noto un leggero  ma costante, calo di persone e di giovani; forse perché alcuni uffici sono stati chiusi o trasferiti, così molta gente viaggia,  o non c’è più, oppure si è trasferita altrove.

E’ molto bello leggere, ascoltare  i ricordi, di diverse persone, sulla loro partecipazione e sulle emozioni provate in passato, che fanno da colonna sonora, quasi da film, ed accompagnano con la mente, con nostalgia, in queste prime giornate di giugno, quanti vivono lontano dal paese; significa che in tanti ancora,   è radicato un forte senso di appartenenza. Pur vivendo lontano ci si sente parte di una storia, di un modo di fare o di essere, che, in tanti singolarmente o collettivamente, abbiamo condiviso; partecipando si rafforza anche in loro la propria identità, l’appartenenza, cosi ..difficilmente ci si smarrisce!

Da tanti anni, troppi, l’appuntamento pomeridiano della tredicina non c’è più, anche se spesso alcune persone erano le stesse del mattino, comunque era molto bello parteciparvi, c’era un mix generazionale, con interessi diversi, tutti però accumunati da un devozionismo popolare, tra storia e tradizioni del passato comuni e dalla gioia di stare insieme! Riaffiorano i ricordi di belle passeggiate, di un prete amato da tutti don Bruno Mariani, che accompagnava a, piedi, tanti giovani, ragazzini ed adulti.

La camminata era l’occasione per far parlare, per capire, per sostenere nella crescita e nella speranza di un domani migliore.

Al mattino andavano alla tredicina, le mamme, che al ritorno avevano un passo veloce, le nonne che più lentamente, accompagnavano l’incedere dei passi con la recita del Rosario e con qualche pettegolezzo, oggi gossip, gli studenti prossimi agli esami ripetevano qualche lettura e… si affidavano al Santo dei Miracoli, per esami e scrutini finali. Mentre,  il pomeriggio essendoci più tempo a disposizione, c’era tanta gente, giovani in modo particolare, tanti i giuochi che si improvvisavano lungo la strada o sul piazzale antistante la chiesa: la cavallina, spezzacatene, quanti passi mi dai Madamadorè, oppure la settimana, è arrivato l’ambasciatore, ecc.ecc. questi pomeriggi, alla tredicina, spesso accompagnavano la crescita di bimbi, che diventavano ragazzi e di ragazzi, che si avviavano ad essere adulti, nascevano le prime simpatie, le prime emozioni, i primi innamoramenti, si rafforzavano le amicizie.

Alcuni ragazzi andavano a dissetarsi alla fontana de “Ischi” altri alla fontana della “La Sala”, alcuni coglievano qualche fiore lungo la strada, altri qualche frutto, ciliege, gelsi bianchi, “faucci” piccole fave, se la stagione anticipava, verso la fine c’erano anche “i ceci”.