La discussione tra il Padreterno e… il Creatore vista da Mainolfi

16 febbraio 2010

Avellino – “Di pene e redenzioni”, potrebbe essere questo il titolo dell’intervento dell’ex assessore provinciale Luigi Mainolfi, che presenta un immaginario dialogo tra Dio e Gesù e che pubblichiamo integralmente di seguito.

“Un giorno, Dio, che tutto vede e tutto sa, convoca Gesù per discutere di un problema importante: il Pentimento.
Gesù, figlio mio, disse il Padreterno, in Italia, dove c’è la nostra rappresentanza, sta nascendo un movimento, che mina un pilastro della nostra religione. Padre mio, rispose Gesù, sii più chiaro. E il dialogo così continuò.
Dio – Un certo Berlusconi, forse inviato dagli Inferi, sostiene e fa sostenere dai suoi giullari che una persona si può pentire entro un termine stabilito, se vuole essere credibile. Noi, da 2000 anni, sosteniamo che una persona si può pentire anche in punto di morte.
Gesù – Io penso che sia una cretinata. Come può, un uomo pensare una cosa del genere. La decisione di pentirsi è la conclusione di un processo lungo e doloroso. Si devono valutare le circostanze e le conseguenze per se e per i familiari. Non sono, nemmeno, da trascurare le eventuali reazioni dei beneficiari dei reati-peccati.
Dio – Come mai, il popolo dimentica l’insegnamento religioso e si va convincendo delle tesi dei Berlusconiani?
Gesù – La colpa è della televisione e della superficialità delle persone. Anche i nostri rappresentanti hanno un po’ di colpa perché parlano d’altro non di come neutralizzare le negatività sociali. Vespa, Feltri, Del Pietro ed altri bombardano giorno e notte e sono diventati più efficaci di ci rappresenta in Terra. Forse hanno un potere demoniaco. Se vogliamo essere sinceri, dobbiamo ammettere che è anche colpa nostra, se il popolo italiano non è diventato europeo ed è facile preda di messaggi subdoli. Eppure, Popper ci aveva avvisato.
Dio – Salvatò, non è tempo di filosofare. Che cosa dobbiamo fare? Tu dovresti conoscere bene quel Paese, dove ti portano spesso in Processione.
Gesù – Dovremmo far sapere al Papa, che poi dovrebbe far capire ai cattolici, un po’ refrattari, i seguenti concetti. Un pentito si chiama così perché ha peccato e decide di redimersi. Altrimenti, che pentito è? Tutti sanno che cadere è facile, difficile è rialzarsi. Ci vuole tempo e molti non ci riescono, nemmeno. Noi abbiamo fatto Santi parecchi pentiti. I più famosi sono San Paolo e Sant’Agostino. Inoltre, Berlusconi deve essere serio. Non si può vantare degli arresti di camorristi, se, molti dei quali, sono avvenuti grazie proprio a dei pentiti e condannarli quando in gioco c’è lui e Dell’Utri.
Anche Noi conosciamo il racconto di Boccaccio, nel quale si parla di Ser Ciappelletti, che disse bugie al confessore. Come si fa a considerare falso un pentito? Se li accettiamo Noi, che non abbiamo tre gradi di confessione, a maggior ragione li devono ascoltare in Italia, dove ci sono tre gradi di giudizio. E un errore, si può correggere.
E poi, c’è da farsi una domanda: Se fosse falso chi dice che il pentito è falso? Se consideriamo la posta, lo possiamo anche supporre.
Dio – Sono d’accordo. Mettiamoci al lavoro e, come prima cosa, mandiamo in Italia lo Spirito Santo”.