La crisi della famiglia, parla la psicologa Marino: “I figli hanno bisogno di genitori, non di altri amici”

La crisi della famiglia, parla la psicologa Marino: “I figli hanno bisogno di genitori, non di altri amici”

20 febbraio 2019

Marco Grasso – “Oggi abbiamo la possibilità di costruirci la nostra immagine come vogliamo, come preferiamo. Grazie ai social possiamo di fatto inventarci un nostro profilo ideale, sia da un punto di vista strettamente fisico ed estetico che come modo di pensare. Poi c’è chi sceglie di vivere solo, o quasi, nel mondo virtuale e chi, invece, ha il problema di gestire la vita reale, confrontandosi con chi, magari, si è fatto di noi un’idea molto lontana dalla realtà”.

Claudia Marino si occupa di psicologia generale, sistemico-relazionale. Il suo percorso professionale inizia come psicologa del lavoro, con formazione clinica di diversi anni in reparti di psichiatria. Operativa nel telefono azzurro dal 1997, è specializzata in disturbi dell’ alimentazione. “Sia chiaro: curare la propria immagine non è un male, ma se diventa un’ossessione si rischia di finire in un labirinto e di non essere mai contenti di noi stessi. E così si spiegano la palestra, le plastiche, le diete e il narcisismo dilagante dei nostri giorni”

Perché il sogno dell’eterna giovinezza può incidere negativamente anche sulla famiglia?

Basta guardarsi intorno per rendersi conto di quante mamme si vestono come le figlie o quanti padri si comportano da amici più che da genitori. E da un padre-amico o da una madre-amica ci si attende soprattutto complicità, e quindi tanti, tantissimi sì e pochissimi no. E’ chiaro che una situazione del genere stravolge ogni possibile equilibrio nei rapporti e, quasi inconsapevolmente, mette il genitore spalle al muro, costretto a dire sempre sì per non perdere la stima e la fiducia del figlio.

Perché, secondo lei, siamo arrivati a questo punto?

E’ la naturale conseguenza della modernità dei nostri giorni, in cui i genitori tendono a condividere molte delle passioni dei loro figli, a partire dai telefonini e la tecnologia più in generale. Come si fa a pretendere da un figlio meno dipendenza da uno smartphone, se noi siamo i primi ad amare i social e i selfie? Si perde di credibilità e autorevolezza se ci si ritrova con i propri figli sui social. E’ necessario mantenere la giusta distanza, i tempi sono cambiati, ma certi equilibri non devono saltare.

Crede che siamo arrivati ad un punto di non ritorno?

Difficile dirlo, ma mi sembra evidente che qualcosa non funziona. Prima di dire un no ci pensiamo 10mila volte, e quando si mettono in moto certi meccanismi vuol dire che il rapporto tra genitori e figli ha preso una strada sbagliata, è uscito fuori dai canoni di sempre. Ma certe derive comportamentali interessano anche altre sfere, magari più importanti, come quella alimentare. Quando una madre entra inconsapevolmente in competizione con la figlia sul fisico, sulla linea, diventa anche più semplice incappare in patologie alimentari. Del resto l’anoressia è un disturbo collegato soprattutto al rapporto madre-figlia, così la bulimia è invece rimandabile più al rapporto con il padre.

Avere dei genitori giovanili, attenti alla linea, non mi sembra però il peggiore dei mali.

E’ più corretto dire che avere delle madri, dei padri perfetti può essere un problema, perché non rappresentano più dei modelli rassicuranti. Se a questo poi ci si aggiungono gli effetti devastanti che può avere una separazione o la crisi di genitori che vivono da separati in casa, il quadro si complica ulteriormente. I ragazzi, soprattutto nell’adolescenza, sono insicuri, problematici. Non di rado, anche per una semplice acne giovanile, non si piacciono ed avere il confronto continuo con genitori rampanti potrebbe essere scoraggiante, difficile da gestire.

Sta dicendo che i genitori di una volta erano modelli migliori?

Non credo sia utile generalizzare. Il mio invito è ad essere naturali, a non cercare la perfezione e, soprattutto, a non cercare la complicità dei figli a tutti i costi. Per i nostri figli dobbiamo essere un riferimento, un porto sicuro, ma allo stesso tempo non devono sentirsi liberi e tranquilli di poterci dire qualsiasi cosa. Occorre la giusta distanza, un figlio non deve trattare il proprio genitore come un coetaneo, come un amico.

Questo però potrebbe semplificare il dialogo, il confronto. 

Certo, ma non è un fatto positivo che una figlia si senta libera di raccontare a sua madre i particolari delle sue prime esperienze sessuali o di confidare di aver provato magari una droga leggera. E’ difficile che una madre che si trovi di fronte ad una confessione così intima, sappia dire le cose giuste, calarsi nel ruolo di genitore. Finirà con il prevalere l’orgoglio e la soddisfazione di avere una figlia amica, che non si può deludere. Se in quel momento tradisci le aspettative di tuo figlio rischi di rompere l’incantesimo, di perdere quel rapporto di reciproca confidenza. E invece un figlio, in un giusto ed equilibrato rapporto con il proprio genitore, dovrebbe avere la giusta soggezione. Dovrebbe in qualche modo temere il giudizio di un padre o di una madre. Capisco che possa essere più bello e semplice fare gli amici, ma i nostri figli hanno bisogno di altro.