Kiwi Club, Miss, East Side: c’era una volta l’Avellino da bere.

Kiwi Club, Miss, East Side: c’era una volta l’Avellino da bere.

22 marzo 2015

Nella terra del buon vino si beve male. In Irpinia non c’è più la cultura del bere bene nei locali del by-night. Ecco di chi è la colpa.

Le notti di Irpinia e dell’hinterland avellinese hanno il sapore asettico della plastica e l’odore indistinto della melassa di improbabili cocktail al gusto di big babol, al cui cospetto il celeberrimo grog del Vice Ammiraglio Edward Vernon risulterebbe di una bontà indiscutibile.

I giovani e meno giovani avellinesi non bevono più dei loro coetanei di qualche generazione fa, il problema è che bevono male, malissimo,  coadiuvati, in questo dalla “ricerca del successo”, scandito dai registratori di cassa più che dalla cultura del buon bere dei titolari di oltre la metà dei locali presenti sul territorio provinciale.

Kiwi Club Avellino

Kiwi Club Avellino

Discoteca Miss

Discoteca Miss

Quando ad Avellino imperavano le insegne storiche dei bar cittadini, California, Cicala, Guarino per non parlare della mitica Caffetteria Martella o delle discoteche Kiwi Club, East Side e Miss,  tanto per far versare la più classica delle lacrimucce a chi è amante del vintage e dell’Amarcord, la plastica era una illustre sconosciuta, l’alluminio un metallo al quale poteva essere concesso al massimo il posto d’onore nei congelatori.

Oggi, soprattutto nelle serate ad evento, ed in particolar modo in quelle estive, tutto finisce in anonimi cilindri di polietilene, se va bene.

Quando si raggiunge il massimo del drink-away, basta una cannuccia colorata infilata direttamente in candelotti di alluminio, opportunamente corretti di gradazione.

Provate a chiedere ad un post adolescente di oggi, azzardo fino ai 30 anni, se ha mai conosciuto un barman AIBES e quale sia la differenza tra coppetta, doppia coppa, tumbler, goblet o high ball. Sfida valida anche molti titolari di bar, enoteche, birrerie e ristoranti.

Certo, la legge è legge e va rispettata (divieto della somministrazione in vetro vigente in molti comuni nelle ore serali e per bibite da asporto consumate lungo la strada) ma da tempo “si è perso il senso e la misura” del buon bere in città, con buona pace anche di quei locali che potrebbero continuare a servire vino, birra, drink e cocktail nei dovuti bicchieri di vetro e che invece seguono la “pessima moda” della “bevuta in differenziata”.

Emanuela Ratto

Emanuela Ratto

Non di rado capita di dover addirittura suggerire il mix di alcolici da utilizzare per sorseggiare un buon Negroni, non certo l’ultima novità dell’universo bevitorio.

Approssimazione, superficialità, scarsa conoscenza sono la norma per almeno la metà delle mete del by night avellinese in quanto a bevute.

“I giovani e giovanissimi – spiega Emanuela Ratto, barwoman con esperienze ad Avellino ed in molti locali di Salerno – purtroppo bevono per lo più mix indistinti di alcol, perché per loro l’importante è sballarsi. Le richieste talvolta lasciano esterrefatti ed in questi casi, meglio affidarsi alla plastica, soprattutto per questioni di ordine pubblico. Gli over 35, invece, scelgono, selezionano, e si affidano anche ai nostri consigli. E’ evidente che per alcuni distillati, ma generalmente per i drink più ricercati il vetro è preferibile, ma va anche detto che in occasione di eventi, sia on the road che indoor, sarebbe impensabile servire in vetro centinaia se non migliaia di bevande”.

Diego Rufo

Diego Rufo

Certo, le eccezioni esistono e vanno scovate e chi ha la fortuna di imbattersi in questi sempre più rari musei del buon bere dovrebbe avere il coraggio di supportare la loro opera meritoria, e magari anche preservarli dalle orde di beoni dell’alcol puro.

“La colpa è per lo più dei titolari dei bar, dei locali, delle discoteche. Non educano alla cultura dl bere perché occorre fare cassa – spiega Diego Rufo, barman formato Aibes, che si diletta in numerosi locali del by-night non solo irpino – vogliono risparmiare su due voci, sulla materia prima e sul nostro lavoro. La regola è vendere quanto più possibile, senza capire che talvolta offrire un prodotto di qualità significa vendere di più, ma soprattutto poter utilizzare meno alcol, meno materia prima. Ho dovuto rifiutare – conclude Rufo – alcune serate, fortunatamente non in Irpinia, perché mi si chiedeva di travasare nelle bottiglie vuote di noti brand, sottomarche della peggior specie. Se non cambia la politica del “fare divertimento” ci rimettono tutti”

In Irpinia si beve per dimenticare, dunque. Quello che si è bevuto e come è stato servito.

Forse saremo vecchi? Probabile, ma sapevamo bere.

E’ il caso di Lino Sorrentini, guru del by-night Avellinese degli anni ’80/90, primo pr irpino a tutto tondo con l’invenzione del Kiwi Club di Avellino: “Il vetro, un bicchiere appropriato, magari con una “fisicità” pronunciata concede un valore aggiunto alla bevanda, ad un drink, ad un aperitivo. Offre un valore aggiunto in termini sensoriali. E poi dava anche quel tocco in più nell’approccio con il gentil sesso.  Suvvia fare la corte ad una donna seduti ad un tavolo con un bicchiere di plastica, solo a pensarlo mi vengono i brividi“.

E come si beveva una volta … non si dimentica.