Italia paese delle mille calamità: funzione sociale dei VdF

17 aprile 2009

Ad una settimana dalle fasi centrali del terremoto che ha colpito le popolazioni abruzzesi, i vigili del fuoco scrivono – “perché abbiamo terminato la prima fase dell’emergenza quella per cui ci si occupa di salvare vite umane, per intenderci” – al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al Presidente del Senato Renato Schifani, al Presidente della Camera Gianfranco Fini e ai gruppi parlamentari per una riflessione “… su com’è stata gestita l’emergenza, se poteva essere gestita meglio e in che modo. Abbiamo atteso di avere la mente fredda prima di cercare di interloquire con chi governa il paese”.

“Quello che è accaduto in Abruzzo pensiamo debba servirci da monito per riflettere sulle future decisioni di questo Governo.
Come ben sapete i Vigili del Fuoco sono ricaduti nelle decisioni di questo e dei precedenti governi circa i tagli e razionalizzazioni operate, senza tenere conto del servizio che giornalmente prestano alla popolazione. Basterebbe leggere la media giornaliera di interventi che si effettuano per capire di cosa stiamo parlando.
Oggi ci troviamo con competenze maggiori, uomini e attrezzature in meno e in una gravissima situazione debitoria, nonostante ciò abbiamo mantenuto il dispositivo del soccorso ad un livello altissimo, nel paese, tanto da essere imitati da altri.
Senza ripercorrere le numerose tragedie nelle quali siamo stati coinvolti, rimaniamo alla quotidianità delle immagini dei tanti cittadini che chiedono il nostro intervento, le bare allineate di questi giorni, la gente che abbiamo trasferito negli ospedali o nei centri di raccolta, in alcuni casi, durante gli interventi, ci siamo anche improvvisati psicologi, per cercare di lenire il momento tragico, per poi deglutire il boccone amaro cercare di metabolizzare le tante tragedie e continuare a scavare.
In questa prima fase in Abruzzo, va detto che non ci è mancato l’apporto di cotanto associazionismo attrezzato e ben preparato, che in modo meglio coordinato potrebbe anche dare un maggiore apporto alle emergenze. Va tuttavia evidenziato che la parte più gravosa del lavoro e l’immediato intervento, è tutto caricato sulle spalle del personale dei Vigili del Fuoco, ciò forse dovuto al fatto che il Corpo Nazionale è un’organizzazione diffusa e capillare su tutto il territorio nazionale con orario di lavoro h/24.
Detto questo riteniamo che, alla luce della rinnovata e riconsacrata importanza dei Vigili del Fuoco, riconosciuta da tutti, la politica debba fare il necessario sforzo a riconsiderare urgentemente l’impostazione di finanziamento, rivolta al personale del Corpo Nazionale, cioè tagli economici in generale, di mortificazioni anche sul piano salariale.
Ma soprattutto ragionare sull’organizzazione che in questi anni si è voluta dare al corpo nazionale, di una struttura ingessata e militarizzata, oggi non lo enunciamo noi, ma sono i fatti che ci assegnano questa funzione sociale tra la gente.
Siamo l’unico ente dello Stato che può disporre di un contingente di ingegneri e professionisti ad orario continuativo, immediatamente sul campo che si confronta con la popolazione e diviene l’interfaccia con esperti ed enti locali senza interposizione.
L’elenco delle nostre difficoltà è noto a tutti anche in parlamento, evidenziate nelle varie audizioni, e quindi che allo stato delle cose, in queste condizioni, risulta estremamente problematico portare avanti la macchina dei soccorsi, non possiamo continuare con l’affidarci alla buona volontà dei singoli, sì proprio dei singoli!
Viviamo in un meccanismo in cui ci capita d’ essere informati di eventuali emergenze con mezzi da terzo mondo (spesso fax che non arrivano ecc), un giro vizioso di notificazioni che in concreto si trasformano in disorganizzazione nel paese.
Chiudiamo chiedendo urgente incontro allo scopo di porre al centro delle attività di questo governo le priorità del corpo nazionale (che sono la salvaguardia dell’incolumità dei cittadini dei beni pubblici degli animali ecc), finalizzato ad approntare un sistema di risposta all’emergenza che non sia meramente reattivo ma anche pro attivo”.