Isochimica, non solo amianto nel sottosuolo: si cerca la sorgente inquinante

Isochimica, non solo amianto nel sottosuolo: si cerca la sorgente inquinante

12 settembre 2017

Una riunione delicata e durata quasi tutta la mattinata per stabilire come procedere sulla bonifica del sottosuolo dell’ex Isochimica. La conferenza dei servizi riunitasi oggi ha visto intorno a un tavolo il Comune di Avellino con l’assessore all’ambiente Augusto Penna e Michelangelo Sullo del settore ecologia, ma anche il dottor Ferraro del settore bonifiche della Regione, l’ingegner Lomazzo dell’Arpac, il dottor Borea dell’Asl e l’ingegner Roca della Provincia. Allo studio c’era il piano di caratterizzazione integrativa del sottosuolo e i sui dati.

«La conferenza ha prescritto l’analisi di rischio su cui avverrà la progettazione per la bonifica dell’amianto interrato – spiega Penna -. Sono state ritrovate aree ben circoscritte che contengono terreno contaminato da fibre di amianto, volumi per circa 350 metri cubi.Sono stati ritrovati, però, anche altri contaminanti nella falda e riguardano essenzialmente idrocarburi e cloruri».

La scoperta di questi altri agenti presenti nel sottosuolo, impone ulteriori approfondimenti: «Serviranno indagini per stabilire l’esatta circolazione delle acque sotterranee e la possibile sorgente contaminante, ovvero capire se è interna allo stabilimento Isochimica o esterna. Dall’esito di questa valutazione dipenderà, poi, la progettazione da eseguire». Nel caso in cui, inoltre, la sorgente fosse esterna all’Isochimica allora si aprirebbe un capitolo che coinvolge l’intera area: «Se la sorgente è esterna – spiega Penna – ci sarebbero altre conseguenze che non riguardano più solo l’Isochimica, ma tutta la Valle del Sabato per capire da dove nasce questa sorgente». Spetterà al Comune effettuare queste analisi che la conferenza dei servizi ha classificato come “urgenti”.

Una volta ottenuta la nuova analisi di rischio si potrà procedere alla progettazione preliminare per la bonifica del sottosuolo, che camminerà in parallelo a quella superficiale. «La legge prevede che, entro sei mesi dall’analisi di rischio, venga fatto il progetto preliminare – spiega Penna. Le fonti di finanziamento, per il momento, ne abbiamo una assicurata da tempo e di 13 milioni di euro, a cui si aggiungono altri 4 milioni che la Regione avrebbe intenzione di mettere. Con 17 milioni di euro ce la facciamo tranquillamente anche perché ci sono le economie di gara che potrebbero essere usate per la bonifica in sé».