Irisbus, sindacato sotto accusa: neanche lo straccio di una proposta

26 ottobre 2011

Flumeri – La vertenza Irisbus vive un frangente particolarmente delicato. Le lettere di contestazione inviate dal Lingotto agli operai, già esasperati da una protesta titanica che dura da quasi 4 mesi, rischiano di costituire l’ocasione per incrinare fortemente anche l’asse con i sindacati. I lavoratori non le mandano a dire. A nessuno. E così, attraverso una missiva comune, richiamano fortemente i rappresentanti delle forze sociali alle proprie responsabilità. Cinque gli interrogativi che girano provocatoriamente ai sindacati irpini.
“Dopo più di ceto giorni trascorsi dinanzi ai cancelli dell’Irisbus di Valle Ufita si impongono alcune inquietanti domande alle confederazioni sindacali irpine e nazionali – evidenziano -. Anche alla lue di ciò che in queste ore sta accadendo: lettere di prelicenziamento ai lavoratori, e delle dichiarazione di Marchionne. Perché dinanzi ai cancelli dello stabilimento non c’è mai la presenza di un sindacalista esterno? Nonostante – aggiungono – loro stessi abbiano continuato a raccomandare pubblicamente ai lavoratori persino domenica 23 ottobre di mantenere il presidio ai cancelli. Si risponde che l’Irpinia è attraversata da mille vertenze. Non c’è dubbio. Non ci sfiora l’idea che bisogna far mancare ad altri lavoratori la necessaria assistenza, ma è indubitabile che la vertenza Irisbus si impone per la qualità degli interlocutori e per la quantità di lavoratori coinvolti. Ed allora perché?”
Poi insinuano un dubbio velenoso: “Perché la Fiat tenta di far uscire i pullman dallo stabilimento il giorno dopo l’incontro con le organizzazion sindacali all’Unione degli Industriali? Un incontro avviatosi in un clima di festose relazioni e conclusosi con l’obiettivo comune di abbassare i toni. Il giorno dopo si consumava la provocazione della Fiat. Perché? C’era, forse, un tacito accordo? Uno scambio?”.
I lavoratori lamentano anche l’assenza dei leader nazionali del sindacato: “Perché, dopo 100 giorni, i segretari generali delle grandi confederazioni non si sono visti dinanzi ai cancelli dell’Irisbus? In più di tre mesi – aggiungono – il tempo per incontrare i lavoratori si sarebbe potuto e dovuto trovare soprattutto alla luce delle nove lettere di “prelicenziamento”. E allora perché? Considerano questa vertenza e il mezzogiorno una trincea non più difendibile?”
Il j’accuse degli operai riguarda anche l’assenza di soluzioni alternative. “Perché – continuano – le organizzazioni sindacali non chiariscono una volta per tutte come, dove intendono condurre e indirizzare questa vertenza? Non c’è stato da parte loro lo straccio di una proposta, l’apertura di un tavolo in grado di incanalare il conflitto e portarlo a risultati accettabili. Da mesi ascoltiamo e leggiamo solo dichiarazioni che scaricano il peso della vertenza sull’assenza della cosiddetta “politica”. Non c’è dubbio che i partiti, istituzioni nazionali e regionali stanno dimostrando tutta la loro pochezza, ma le organizzazioni – uniche destinatarie della rappresentanza operaia – hanno il dovere di avanzare una proposta. Se non ora, quando?”
Ed ancora: ”Quali sono gli obiettivi che il sindacato intendone raggiungere? Non sono per nulla chiari e in questa assenza di prospettiva la Fiat sta mettendo in campo tutta la propria potenza nel tentativo di fermare, dividere, smembrare la tenuta dei lavoratori. Perché insomma e per concludere non c’è una risposta altrettanto efficace da parte delle organizzazioni sindacali?”.