Irisbus, Passera apre trattativa: c’è interesse di azienda italiana

5 dicembre 2012

Roma – Per l’Irisbus di Flumeri “… si sta esaminando una manifestazione di interesse da parte di un’azienda italiana. Sarebbe però prematuro esprimere un giudizio sulla praticabilità del progetto produttivo, essendo ancora in corso gli approfondimenti industriali e finanziari”. Lo ha riferito il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, aggiungendo che un nuovo tavolo di confronto sarà avviato all’inizio del 2013. “Nel frattempo – ha continuato rispondendo al Question time alla Camera – proseguirà la ricerca di investitori che dimostrino interesse a insediarsi nel sito, valutando con priorità le eventuali proposte dirette a conservare l’attuale vocazione industriale dello stabilimento di Flumeri”.
Iveco, gruppo Fiat Industrial, vuole cedere lo stabilimento di Irisbus, a Valle Ufita in provincia di Avellino, che produce autobus. I circa 700 operai dello stabilimento sono in cassa integrazione straordinaria per due anni a partire da gennaio 2012.

Sul punto è intervenuto anche Donato Renato Mosella, deputato di Alleanza per l’Italia. “E’ una buona notizia che ci sia un’azienda italiana interessata all’acquisto dell’Irisbus di Flumeri), che rischia la chiusura dello stabilimento, ma è ormai da troppo tempo che vengono annunciati questi interessamenti senza che poi si concretizzi nulla – ha detto – E’ inaccettabile assistere alla dismissione di un’azienda che rappresenta da sola un intero settore fondamentale per il trasporto pubblico locale”.
“La decisione della Fiat di procedere alla chiusura dello stabilimento – ha dichiarato l’esponente centrista – rischia di compromettere il futuro di circa settecento lavoratori, e la sua dismissione sarebbe un duro colpo per la regione Campania. L’Irisbus, infatti, ha una forte valenza strategica in quanto rappresenta l’unica azienda produttrice di autobus in Italia, e ricopre un ruolo decisivo per lo sviluppo industriale e produttivo del territorio campano, già fortemente provato dall’attuale crisi economica e da decenni di arretratezza e di mancata crescita”, conclude Mosella.