Ipercoop, la rabbia di Giuseppe: “Continuo da solo il presidio, quei soldi mi servono”

Ipercoop, la rabbia di Giuseppe: “Continuo da solo il presidio, quei soldi mi servono”

8 ottobre 2018

Marco Grasso – “Continuo da solo il presidio, non ho intenzione di arrendermi. Quei 100 euro in più in busta paga mi servono per mantenere la mia famiglia”. Giuseppe non trattiene le lacrime. “Ci hanno fatto fare sciopero per mesi e spinto a tenere in piedi un presidio che non ha mai avuto senso, perchè non c’è mai stata trattativa. Era tutto deciso”.

Le lacrime lasciano il posto alla rabbia. “Abbiamo sopportato sacrifici assurdi per un accordo che poteva essere sottoscritto anche dopo un mese, è questa la verità. Se queste erano le condizioni, si poteva firmare e tornare al lavoro subito, invece di perdere altri soldi. Il sindacato ci ha spinto a resistere in tutti i modi, ma in realtà non ha mai aperto una trattativa. C’erano anche dei colleghi disposti a  rinunciare a qualche altra ora per aiutare chi era più in difficoltà, ma il sindacato non ha voluto…”.

Part-time, Giuseppe ha visto il suo contratto passare da 24 a 20 ore per un ulteriore taglio in busta paga. “Cento euro in meno mi pesano, per qualcuno sono poco o niente, per me non è così. Non è mai stato così”.

Con una moglie e due figli a carico (uno si è appena laureato, l’altro studia ancora), Giuseppe si sente spalle al muro. “Mia moglie non lavora dal 2011, non è facile andare avanti così: non posso accettare un accordo che ci umilia. Per far studiare i miei figli ho rinunciato al caffè alla mattina e alla pizza il sabato sera. Ora quest’ulteriore mazzata non la riesco a mandare giù, non mi posso arrendere. Lo devo alla mia famiglia, alla mia dignità personale”.

Giuseppe è pronto ad iniziare la sua battaglia personale. “Non mollo, vado avanti, anche da solo. Mercoledì in assemblea, se ne avrò la forza, dirò quello che penso e lancerò un appello. Sono pronto a continuare anche da solo il presidio. Non mi arrendo, quei soldi mi servono…”.