Ipercoop, i lavoratori bocciano l’accordo con Az. Accuse al sindacato

Ipercoop, i lavoratori bocciano l’accordo con Az. Accuse al sindacato

8 ottobre 2018

Marco Grasso – Cinque mesi di sciopero non sono serviti ad evitare un accordo che ora, dopo settimane di incontri, tavoli ministeriali e assemblee, i lavoratori Ipercoop fanno fatica ad accettare. Davanti alla sede di via Pescatori c’è poca voglia di parlare e, forse, di lottare. Il presidio è ancora vivo, anche se tutto è ormai scritto e deciso.

Chi ha deciso di mollare lo ha fatto dietro un incentivo di 40mila euro lordi, per molti ritenuto decisamente poco congruo. L’accordo ha inoltre dimezzato i full time (passati da 20 a 11) e messo spalle al muro i part-time rimasti che hanno visto ridursi ulteriormente il monte ore.

Mercoledì, in assemblea, non sarà facile per il sindacato far digerire l’intesa definita al Mise venerdì scorso. Si spera ancora, in vista della firma definitiva, in qualche piccolo ritocco migliorativo, ma la strada è ormai tracciata. Come ampiamenti previsto e prevedibile Az Market da un alto e Coop dall’altro, hanno fatto leva sul rischio chiusura definitiva della sede di Contrada Baccanico per far passare l’accordo.

Il passaggio di consegne con Az Market è stato presentato come l’unica alternativa possibile alla chiusra. Molto probabilmente era così, ma i lavoratori, dopo cinque mesi di braccio di ferro, confidavano in un epilogo migliore ed ora, in tanti, puntano il dito contro il sindacato.

La pagina Facebook #siamotuttilavoratoriipercoopavellino è il termometro di un malcontento diffuso. Un lavoratore parla di “massacro dei più deboli (part time)” e di un “accordo vergognoso”, firmato da “gente senza scrupoli e coscienza”. Decisamente più ottimista il commento di un’altra lavoratrice. “Poche decine di euro non devono e non possono fare la differenza per chi ha sempre lavorato onestamente e dignitosamente per la propria famiglia. Colleghi non siate in collera, ricordo il vostro dolore quando tutto è cominciato…”. 

Ancora delusione nelle parole di un’altra lavoratrice. “Il nostro sciopero era nato per salvaguardare tutti i 133 lavoratori e doveva avere il supporto di tanti che “domani” affronteranno la nostra stessa situazione. Non ci sono nè vincitori, nè vinti…ora dobbiamo avere il coraggio di guardare quel maledetto bicchiere mezzo pieno”.