INTERVISTA/ Siria, Dumont (Msf): “Una guerra senza fine che ostacola anche gli aiuti umanitari”

INTERVISTA/ Siria, Dumont (Msf): “Una guerra senza fine che ostacola anche gli aiuti umanitari”

15 aprile 2018

Antonella Marano – “Medici senza Frontiere chiede la massima attenzione a tutti, non solo all’Europa, nei confronti dell’intera popolazione siriana che convive da sette anni con il peso di una guerra civile senza fine.

Una guerra a tratti silenziosa – perché sembra tanto lontana dal nostro Paese – ma allo stesso tempo cruenta perché, la violenza di cui si nutre da troppi anni questo conflitto, ha numerosi volti.

Che sia un’arma chimica come il gas sarin, o una mina antiuomo o l’assenza di strutture sanitarie sul territorio (perché distrutte) poco cambia. Ognuna di queste violenze conduce alla morte. E nostro compito è tutelare le vite umane”.

Queste le parole di Francois Dumont, responsabile comunicazione per Medici Senza Frontiere in un’intervista esclusiva rilasciata a Irpinianews.

L’Organizzazione di cui Dumont fa parte segue da vicino quanto sta accadendo in queste ore in Siria. I medici, gli operatori, le loro strutture, tra molteplici difficoltà danno assistenza alle popolazioni, anche a distanza, fornendo medicinali anche nelle zone per loro ‘irraggiungibili’ per scelte del Governo siriano o a causa dell’insicurezza.

“I nostri operatori hanno difficoltà di accesso in molte zone coordinate dal governo, nonostante la nostra sia un’assistenza sanitaria imparziale, senza discriminazioni. E’ difficile – visto il forte conflitto tra opposizione e regime – assistere sul posto e direttamente chi ne ha bisogno; ad esempio, pur avendo sollecitato più volte, non possiamo operare nelle zone gestite direttamente dal Governo siriano e quindi offriamo assistenza attraverso cinque ospedali da campo nel nord del paese, in zone controllate dall’opposizione. Inoltre, supportiamo oltre 50 centri sanitari e ospedali in tutto il paese, di cui molti in aree assediate. L’accesso in tutti i governatorati è impossibile e, quando non possiamo operare direttamente, supportiamo dall’esterno i medici siriani”.

Non solo Duma, purtroppo, la guerra è ancora presente altrove in Siria.

“La guerra alimenta orrore anche quando sembra apparentemente lontana. Mi riferisco a realtà quali Raqqa, Aleppo – solo per citarne alcune –  città che non hanno mai smesso di piangere morti.

I pazienti ci raccontano di aver trovato mine e trappole esplosive nei campi, lungo le strade, sui tetti delle case e sotto le scale. Perfino teiere, cuscini, pentole, giocattoli, apparecchi per il condizionamento dell’aria e frigoriferi sono stati manomessi durante la prolungata assenza delle persone, e sono pronti a esplodere quando le persone rientrano per la prima volta in casa dopo aver vissuto da sfollati per mesi o addirittura anni”.

Infatti, sempre facendo riferimento a notizie raccolte sul sito dell’Organizzazione, in Siria nord-orientale il numero di persone ferite da mine, trappole esplosive e bombe inesplose è raddoppiato tra novembre 2017 e marzo 2018.

“La metà delle vittime sono bambini, alcuni anche di un anno, che con le loro famiglie provano a rientrare nelle loro case, dopo che i combattimenti si sono placati nei governatorati di Raqqa, Hassakeh e Deir ez-Zor. Dobbiamo aiutare a ridare una condizione di vita degna ai tanti uomini, donne e bambini salvi ma che vivono in condizioni di estrema difficoltà”.

Torniamo agli attacchi chimici in Siria che, una settimana fa, hanno devastato Duma.

“Non possiamo confermare che si tratti di un attacco chimico anche perché non abbiamo una presenza nell’area della Ghouta orientale. Msf è presente nelle regioni del Nord Est della Siria e, nelle zone alle quali non possiamo accedere, da lì forniamo e supportiamo a partire dai paesi limitrofi, con molteplici difficoltà chi ne ha bisogno e le zone sotto assedio.

Abbiamo supportato a distanza anche una decina di strutture nella zona presa di mira dai recenti attacchi, la Ghouta orientale, ma purtroppo ad oggi solo una struttura sta ancora operando. Inoltre, nelle ultime settimane diverse strutture sanitarie sono state bombardate.

La difficoltà è proprio quella di non avere una presenza diretta sul territorio e a volte risulta anche difficile mandare forniture mediche pur sapendo di quanto questi civili ne abbiano bisogno”.

Cosa vorreste fare?

“Si può e si deve fare molto di più. Proviamo a fare rete con i medici e le strutture sanitarie in un territorio frammentato e complesso dove la sicurezza è ostacolata incessantemente.”

Per quanto riguarda il silenzio dell’Europa sulla vicenda o le azioni portate avanti da Donald Trump insieme agli alleati nelle ultime ore, che ne pensa?

“Come organizzazione medico umanitaria non tocca a noi commentare le scelte politiche e militari altrui. Inoltre, ogni nostra testimonianza su presunti attacchi chimici o di violenze può essere strumentalizzata. Noi guardiamo al lato umano di questa vicenda, alla necessità di aiutare e tutelare la vita in queste zone dove non esiste più pace. Qualsiasi atto di violenza va solo ad alimentare la sofferenza degli innocenti che, credo, hanno visto e provato sulla loro pelle già abbastanza.

Il 21 agosto 2013, tre ospedali nel governatorato di Damasco supportati da Medici Senza Frontiere hanno riferito di aver ricevuto circa 3.600 pazienti con sintomi neurotossici in meno di tre ore. Di questi pazienti, 355 sono deceduti. ci fu uno dei più terribili attacchi chimici della storia.

Ma gli attacchi chimici sono solo una parte della tragedia del conflitto siriano, che in 7 anni, secondo alcuni fonti, ha causato oltre 350.000 morti. Ecco tutti rimettano al centro dell’attenzione la necessità di aiutare questa gente. Medici senza frontiere c’è”.

(Fonte Foto: Medici senza Frontiere)