INTERCETTAZIONI – Le mani del racket sull’eolico irpino: “E’ stato quello scemo dello sceriffo” (VIDEO)

20 luglio 2018

E’ di cinque arresti, per ora, il bilancio dell’inchiesta sul racket eolico in Alta Irpinia. Indagine condotta dal Comandante Ugo Mancini della Compagnia Carabinieri di Sant’Angelo dei Lombardi.

Tra i cinque finiti a Bellizzi, per lo più di origini foggiane, anche l’irpino Giuseppe Antonio Pagliarulo, detto “o’ sceriffo”, imprenditore 70enne di Scampitella, mentre altri tre sono gli indagati a piede libero.

Secondo gli inquirenti ci sarebbero ulteriori complici, attorno ai quali si sta chiudendo il cerchio. I dettagli sull’inchiesta emergono dal fascicolo dell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari, a firma del Gip Vincenzo Landolfi, su richiesta del sostituto procuratore Fabio Massimo Del Mauro.

L’indagine prende spunto dai raid incendiari di alcune pale eoliche di Bisaccia nell’agosto 2017, Pagliaruolo risulterebbe mandante e organizzatore di tali attentati, in quanto fortemente interessato agli appalti che riguardavano la propria zona, non esitando, pur di accaparrarseli, a esercitare pressione nei confronti degli imprenditori che vi operavano.

Se sto io potete stare tranquilli.

Una proposta dal retrogusto di minaccia, quella che lo sceriffo fece a un dipendente della Bisaccia Wind S.r.l, una delle società colpite dagli atti incendiari. I membri del commando, a bordo di un’Alfa Romeo 156 e di una Fiat Punto, si recavano in trasferta nell’Irpinia orientale per compiere i danneggiamenti a fini estorsivi. Tra l’altro, proprio uno dei malviventi ha riportato ustioni abbastanza estese allo zigomo, provocate con molta probabilità dall’incendio appiccato a una torre del vento.

Per la manutenzione – che tra le righe si legge protezione – Pagliaruolo chiedeva 50mila euro all’anno, cifra di molto superiore ai prezzi di mercato per il settore, che si aggirano normalmente attorno ai 10, 15 mila euro.

Stamattina abbiamo fatto un altro scontro qua, ora devo andare pure alla caserma a fare una denuncia cautelativa, se no qua non ce ne usciamo più…

E ma chi è?

Quello scemo dello sceriffo

E scusa, come si permette questo? Ma questo veramente, ma questo è uscito di testa questo cristiano?

Questo uno stralcio di conversazione tra un dipendente di una delle società colpite dai malviventi e il legale della stessa, da cui si evince la capacità criminale di Pagliaruolo, che, in auto, ha tagliato la strada all’uomo, per poi minacciarlo. 

Noi siamo responsabili solo di un episodio, non sapevamo dove stavano e quindi è venuto una persona a prenderci e a portarci sul posto… Non abbiamo preso soldi, l’Alfa Romeo 156 è sparita. C’erano anche quelli fermati dai Carabinieri, con la Punto contenente benzina e pneumatici.

Dicevano invece ai Carabinieri alcuni indagati in occasione di una perquisizione effettuata nei loro confronti.

Vi hanno infamato (traditi), hai capito?… e chi è che vi ha visto?

Che ne so…

Otto anni vogliono dare, ciascuno….

Otto anni? E che se ne sono andati di testa?.

Fratello…

E che sono queste cose qua?

Non lo so… poi se stavi tu, prende e ci portavano a tutti quanti…

E perché ci devono portare, scusa? Io non ho capito compà…

Fratello… qualcuno… ci ha infamato sicuro

E che deve infamare, di che cosa devono infamare?…. Le chiacchiere, cosa?

E stanno i nomi nostri… leggi sotto…

Un’indagine che preoccupava non poco lo sceriffo, che si è rivolto a un elettrauto per individuare e rimuovere un’eventuale “cimice” applicata alla sua auto.

Eccola

Sta qua sotto…

(incomprensibile) quello la si sente?

La dobbiamo levare?

Ehh sii.. levala…

Questi mo non se ne accorgono che la leviamo?

Ehhh?

Non se ne accorgono che noi la leviamo?

Non ho capito…

Dico non se ne accorgono che noi la leviamo?

E come non lo sanno, quando se ne sono accorti mi cacano il cazzo…

Da quel momento la microspia installata il giorno 29/09/2017 risultò inattiva

Nel compiere tali atti intimidatori gli indagati hanno dimostrato spregiudicatezza e indifferenza criminale, oltre che notevoli capacità di organizzazione e pianificazione: così il Gip, nel provvedimento, ha motivato l’applicazione delle misure cautelari.