Incontro Mori-studenti, la Cgil scrive ai ministri Salvini e Bussetti

Incontro Mori-studenti, la Cgil scrive ai ministri Salvini e Bussetti

6 dicembre 2018

“Onorevoli Ministri, ci sono eventi ai quali lo Stato deve prestare grande attenzione ed esprimersi con altrettanta grande fermezza e tempestività in modo da tenere ben saldo il legame con i suo cittadini a difesa dei principi costituzionali e dei valori irrinunciabili della legalità”.

Il Segretario Generale della Cgil Avellino Franco Fiordellisi e il segretario generale FLC CGIL Erika Picariello, unitamente alle strutture nazionali, scrivono ai ministri degli Interni e dell’Istruzione, rispettivamente Matteo Salvini e Marco Bussetti, per chiedere “informazioni ed azioni specifiche sulla presenza del Generale Mori nell’istituto comprensivo di Segno lo scorso 28 novembre nell’ambito di un progetto sulla Democrazia e legalità”.

“Quanto accaduto nella scuola del comune di Serino in provincia di Avellino è uno di questi casi, di fronte ai quali sarebbe colpevole rimanere silenti. Ci chiediamo infatti come sia stato possibile organizzare un evento per parlare di legalità a giovani studenti attraverso due persone che sono state condannate in primo grado nel processo per la trattativa Stato-Mafia, Mario Mori condannato a 12 anni e Giuseppe De Donno a 8 anni”.

“Tutto ciò con l’aggravante che uno dei due è anche parente – secondo quanto diffuso dalla stampa – del dirigente scolastico che ha organizzato l’evento insieme al Comune di Serino. Eppure è noto a tutti che i relatori chiamati dalla pubblica amministrazione non possono essere in rapporti di parentela con i dipendenti dell’amministrazione, in special modo con chi vi esercita ruoli apicali”.

“Ma l’ indignazione di chi crede nella funzione costituzionale della scuola dello Stato raggiunge il suo apice ascoltando o leggendo l’intervista diffusa dai social, che l’ex generale Mori ha rilasciato a margine dell’iniziativa e in cui, dopo aver premesso la sua fiducia nella giustizia dichiara “Io mi curo per vivere perché devo veder morire
qualcheduno dei miei nemici…”.

“Anche a voler prescindere da chi sia il destinatario di queste parole, resta il fato che affermazioni che lasciano trasparire risentimento e ricerca di personale soddisfazione sono in aperto contrasto con la funzione di promotore della legalità, che è stata affidata in quel contesto educativo all’ex generale Mori”.

“Il pensiero corre inevitabilmente e in primo luogo alle tante vittime innocenti di mafia, ai loro familiari e al nostro Paese che ha un urgente bisogno di liberarsi di un potere criminale, che rappresenta per tutti un vero e proprio cappio al collo, che strozza le libertà democratiche e impedisce qualsiasi prospettiva di sviluppo”.

“Riteniamo indispensabile il vostro intervento. E’ necessario un segno tangibile e concreto della presenza dello Stato che attraverso i suoi massimi rappresentanti dimostri attenzione per quanto accaduto, che deve essere ricondotto nei giusti canoni della correttezza istituzionale, per evitare distorsioni morali e valoriali dei principi di legalità”.