INCHIESTA-BIS SU AUTOSTRADE/ Non bastano i sigilli alle barriere, sequestrate anche le corsie di marcia dell’A16

INCHIESTA-BIS SU AUTOSTRADE/ Non bastano i sigilli alle barriere, sequestrate anche le corsie di marcia dell’A16

12 giugno 2019

Renato Spiniello – Non bastano i sigilli alle barriere, il Gip del Tribunale di Avellino, Fabrizio Ciccone, accogliendo la richiesta della Procura della Repubblica di Avellino, ha disposto il sequestro preventivo, con chiusura al traffico veicolare, delle corsie di marcia contigue al margine destro della carreggiata in corrispondenza delle barriere “bordo-ponte” installate sui viadotti presenti sull’autostrada A16 Napoli-Canosa tra le uscite di Baiano e Benevento, ovvero i viadotti “Pietra Gemma”, “Acqualonga” (direzione Baiano-Avellino), “Carafone”, “Vallonato I e II”, “F. Lenza Pezze”, “Scofeta Vergine”, “Sabato”, “Boscogrande”, “Francia”, “Vallone del Duca” e “Del Varco”.

Disposto anche che la chiusura al traffico veicolare avvenga mediante apposizione di idonea segnaletica di cantiere secondo le prescrizioni del Codice della Strada con l’aggiunta di un limite di velocità pari a 40 km/h per i mezzi pesanti e 60 km/h per quelli leggeri.

L’indagine-bis della Procura di Avellino, avviata dal Procuratore capo Rosario Cantelmo e dal sostituto Cecilia Anecchini, va dunque avanti dopo l’iscrizione nell’elenco degli indagati di Costantino Vincenzo Ivoi,  Massimo Giulio Fornaci Michele Renzi, quest’ultimo già condannato in primo grado a cinque anni per la strage di Acqualonga del 28 luglio 2013 che costò la vita a 40 persone e dal cui processo è partita proprio l’inchiesta-bis sulla sicurezza autostradale che, come vi abbiamo raccontato nelle scorse settimane, si è estesa anche a Belluno lungo l’A27.

Quella della chiusura dei suddetti viadotti al traffico veicolare per quanto riguarda le corsie di marcia a destra – si legge del decreto di sequestro preventivo a firma del Gip – appare come l‘unica soluzione concretamente praticabile per evitare il protrarsi di una condizione di insicurezza della circolazione stradale, che potrebbe causare un evento disastroso di proporzione analoga alla strage del 28 luglio 2013, a seguito della quale nessun efficace dispositivo di controllo sarebbe stato predisposto da Autostrade per l’Italia per tutelare l’incolumità degli utenti della strada, nemmeno dopo il precedente decreto di sequestro preventivo del 30 aprile 2019.

Precedentemente, a margine delle barriere sequestrate, sono stati posizionati degli elementi in polietilene che non saranno rimossi dopo il nuovo decreto, anzi essi potranno, eventualmente, essere riempiti di sabbia o acqua per aumentare la resistenza in caso di urto, così facendo è altamente probabile che le barriere riescano a contenere un crash-test di livello H2.

Tra i vari testimoni escussi dagli inquirenti in Procura in questi mesi di indagini anche Enrico Valeri, responsabile del “Coordinamento viabilità e Operations” di Aspi, audito in sostituzione dell’amministratore delegato Roberto Tomasi, che al momento della convocazione da parte dei pm ha riferito di trovarsi all’estero per lavoro.