In ufficio non solo per lavorare, ma anche per abusare della collega

15 dicembre 2011

Le indagini sono partite dopo la denuncia di una 23enne. Al Comune di Avellino, negli uffici avveniva qualcosa che andava oltre il semplice lavoro tra dipendenti. A novembre la giovane dipendente, non ha retto più la situazione venutasi a creare ed ha chiesto aiuto all’Arma dei Carabinieri. Ai militari ha raccontato tutto: da tre mesi subiva continue molestie sessuali da parte di un collega 63enne che la costringeva a tali abusi sia con minaccia che con una violenza fisica consistita nella prevaricazione e nell’impossibilità di allontanarsi dall’ufficio e sottrarsi a quel supplizio. L’uomo, che periodicamente si recava nell’ufficio della giovane, aveva dapprima iniziato con delle richieste oscene, come quelle di abbassarsi i pantaloni, di spogliarsi e di andare con lui in un luogo appartato di Serino, per poi passare alle vie di fatto. In pratica, grazie anche alla notevole differenza fisica tra i due, alto e grasso lui, piccola e minuta lei, l’uomo la teneva seduta sulla sedia della scrivania, abbracciandola, baciandola sul collo e palpandole i seni, nonostante i tentativi della ragazza di sfuggirle. Per di più, tra i vari commenti osceni sulle forme della giovane e sui suoi intenti sessuali, le ripeteva di essere un ex galeotto e di non aver nulla da perdere, proprio per scoraggiare la ragazza dal reagire. L’uomo approfittava sempre del fatto che alle 8 di mattina, vi erano solo loro due in quell’ufficio, e aveva quindi la libertà di fare ciò che voleva. Infatti, col passare dei giorni, la ragazza è stata pure costretta a cambiare gli orari di lavoro, presentandosi in ufficio alle 9, quando già c’era troppa gente per delle avance eccessive. Ma anche questa manovra non ha fatto demordere l’uomo, che comunque continuava nei suoi abusi. Una volta convinta la ragazza sulla necessità di sporgere querela per quegli abusi intollerabili, i carabinieri hanno iniziato un’attività d’indagine con l’ausilio di microcamere posizionate in ufficio, fìno ad operare una vera e propria attività di intercettazione ambientale. È stato così che i militari dell’Arma hanno potuto documentare i ripetuti soprusi e palpeggiamenti messi in atto dall’uomo, fornendo così al pubblico ministero un quadro completo della violenza sessuale che la giovane era costretta giornalmente a subire in silenzio. Soprusi che la ragazza sfogava, una volta a casa o in caserma, in pianti liberatori, appoggiata e sostenuta dai genitori, dal fidanzato e dai carabinieri. Proprio sulla base di questi gravi e inconfutabili elementi di reità a carico dell’uomo, il Giudice per le Indagini Preliminari dott. Giovan Francesco Fiore ha emesso il provvedimento cautelare degli arresti domiciliari, valutando anche la certezza della possibilità di reiterazione del reato, che si perpetrava pressoché ogni giorni presso quell’ufficio del Comune di Avellino, e la indiscutibile pericolosità del soggetto, già pregiudicato per reati contro il patrimonio (contrabbando, assegni a vuoto, estorsione, furti e rapina), contro la persona (violenza privata) e contro la sicurezza pubblica (rissa, detenzione e porto abusivo d’armi). L’uomo, una volta portato in caserma per la notifica degli atti, è stato accompagnato presso la propria abitazione avellinese, ove dovrà permanere in regime di arresti domiciliari sino a nuovo ordine del magistrato, nonché per le successive incombenze di carattere giudiziario.